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La "pazienza" ed il Wing Chun

I concetti sulla pazienza sono disseminati nelle forme, nei motti e nei drills.

Ecco alcuni esempi:

Forme
Nella SLT che pratico io la parte della Sam Bai Fut si pratica con una respirazione particolare e molto molto lentamente. Uno dei motivi per cui la si esegue molto lentamente è proprio per sviluppare pazienza. 
 
Ne ho continua dimostrazione quando la insegno a dei nuovi allievi: cercano sempre di accelerare un pochino perché... vogliono finire presto.

Motti
Il primo che virnr in mente è questo: "fa' il primo movimento per ottenere il controllo...".
Che significa? Che tutti sono portati a forzare i tempi, a lanciarsi a pesce pur di vincere subito. La cosa più strana è che più uno è preda della rabbia, più si lancia sull'avversario senza controllo.

Il Wing Chun consiglia che prima di tutto deve essere acquisita una posizione di vantaggio, di controllo, di sicurezza, e da lì poi lanciare gli attacchi. Che c'entra la pazienza in questo? Cos'è la pazienza se non la capacità di mantenere il controllo della situazione in modo da identificare il momento favorevole all'azione?

Drills
I drills, come sappiamo, sono l'applicazione di concetti e teorie del sistema. Quindi da qualche parte dovremmo trovare l'applicazione della pazienza. E subito subito la troviamo nel Chi-Sao.

Cos'è il Chi-Sao se non un allenamento al controllo dell'avversario aspettando l'occasione giusta per colpire?

Molte volte i maestri dicono agli allievi: "pazienta, non forzare per la voglia di colpire per forza.

Un altro motto del Wing Chun dice infatti:"non avere fretta di colpire".

Vito Armenise

Applicazione del Wing Chun alla vita quotidiana

Il Wing Chun si porta dentro principi taoisti e buddisti. Questa cosa può aiutare nella vita di tutti i giorni? Sì e no.
  • Primo, non è necessario conoscere il buddismo o il taoismo per vivere meglio. Perché dovrebbe? Abbiamo abbastanza filosofia qui in occidente per vivere benissimo.
  • Secondo, che sia orientale o occidentale, è che la semplice conoscenza teorica di concetti e/o precetti non serve a nulla. Normalmente si è alla ricerca di risposte a domande che ci poniamo su come migliorare la nostra vita. Il problema è che conoscere una risposta non cambia la nostra vita in alcun modo e poiché non la cambia, spesso si cerca un'altra risposta perché si pensa che quella precedente non abbia funzionato.
Quello che a volte non si comprende è che le risposte filosofiche sono il risultato finale di una ricerca esistenziale. Per questo, quello che bisogna cercare è una specie di "tecnica esistenziale" che ci costringa a lavorare su noi stessi per raggiungere quello che alcuni chiamano "rivoluzione umana". Delle filosofie, occidentali o orientali che siano, bisogna prima di tutto distinguere e separare i concetti che servono a descrivere la realtà da quelli che permettono all'uomo di operare la sua "rivoluzione".
  • Un esempio filosofico (tratto dal buddismo): una cosa è sapere il concetto di causa ed effetto (che descrive il perché di alcuni fenomeni tra cui il karma), un'altra è capire come meditare. Il concetto di "causa ed effetto" dà la spiegazione di un fenomeno, ma non aiuta in nessun modo a diventare padroni del nostro karma. Qui entra la meditazione, che non dà alcuna risposta, ma spiega un metodo che porta alla comprensione "esistenziale", non "mentale", della legge di causa ed effetto e in questo modo al potere di gestirla.
  • Un esempio marziale: se la forza avversaria è maggiore, cedi. Una cosa è capire mentalmente questo concetto che ti dice, giustamente, di non forzare contro uno più forte di te, ma non ti dà alcuna indicazione su come fare. Per imparare in modo "esistenziale" ad applicare quel concetto serve un metodo: il Chi-Sao.
Quindi, più che "sapere", bisogna "fare".

Vito Armenise

Energia - Mente - Emozioni

Non si sa bene perchè, ma nel tempo, molte espressioni rappresentative di intere materie, sono state, nella loro associazione al campo marziale... misticizzate fino all'impoverimento, alla denaturalizzazione dei significati, alla disinformazione. Sarà colpa dei sinonimi, dei ritmi veloci... o dei cretini... poco importa.

Il primo esempio che mi viene in mente è l'energia.

Prendiamo una definizione di fisica classica, fonte di informazione a portata di tutti:

“...nella fisica classica l'energia è definita come la capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro e la misura di questo lavoro è a sua volta la misura dell'energia...

E' una definizione tutto sommato semplice, e se ne troverebbero altre più complesse in termodinamica:

“...tutto ciò che può essere TRASFORMATO in calore a bassa temperatura...” 

...o in meccanica:

“...grandezza fisica posseduta dal sistema che può venire “consumata” per generare una forza...”. 

Se poi aggiungiamo agli spiccioli di informazione anche una definizione fisica di lavoro:

“...trasferimento o sottrazione di energia cinetica su un corpo...”

...e una di forza:

“...grandezza fisica vettoriale che si manifesta nell'interazione di due o più corpi...”

...risulta più facile comprendere quanto spesso sentiamo utilizzare le parole al posto sbagliato, da gente che descrive situazioni o riporta esempi, utilizzando ad esempio la parola “forza” riferendosi ad un potenziale o la parola “energia” riferendosi ad un qualcosa di non precisato e, a tratti, mistico.

Il misticismo dell'energia, se per alcuni trova un suo fine sfociando in quelle che sono teorie, pratiche ed assolutismi dottrinali, nella maggior parte dei casi risulta abbandonato nella corrente di fantasia di chi legge/ascolta/pratica.
(Mistico dal greco mystikòs=misterioso / Mistero dal greco myein=chiudere, serrare, tacere)

Uoops! Scusate...Ma siamo su un sito/articolo che presenta il Wing Chun!?

Vorrei poter dire “nelle arti marziali, nel Gung Fu o nel Wing Chun”... ma dico “nella CRCA” si ha ben presente da subito una differenza tra forza ed energia:

La forza – è per il praticante il secondo dei quattro elementi del ciclo di sviluppo degli elementi esterni. E' legata alla struttura corporea, alla massa muscolare ed al livello tecnico.

L'energia – è un potenziale, da accrescere tramite l'allenamento che si esprime tramite la pratica già dalle prime volte che si incrociano le braccia. Questo, contrariamente alla forza, non è DIRETTAMENTE legato alla struttura corporea, alla muscolatura, al livello tecnico.

...E cos'è un potenziale?

La definizione più appropriata sarebbe: “...l'insieme delle possibilità o mezzi di cui dispone un soggetto...”

Riassumendo:
A) Forza = caratteristica specifica quantificabile in maniera più o meno precisa;B) Energia>potenziale>N mezzi = ”strumento”.


Sul piano didattico, l'energia è quindi al pari di una dinamica di movimento, di una tecnica, di un pugno. Ogni pugno esprime un dato potenziale ed è quindi uno strumento diverso dagli altri.

Un operaio può tirar su una costruzione (un muro o altro) con più o meno forza e con N “attrezzi”. Migliore sarà l'esperienza nella scelta e nell'utilizzo degli attrezzi (strumenti), maggiore sarà l'efficacia della sua forza applicata al lavoro (meno tempo, minor spreco di “materiali”). La stessa cosa può valere per il praticante, che può, muovendosi contro l'avversario, utilizzare la sua forza raggiungendo (salvo errori sulle “fondamenta”) il successo in più o meno tempo, con più o meno affaticamento, in base alla scelta degli “strumenti”. Questi strumenti sono categorizzati su più livelli e senza esclusiva appartenenza ad un solo insieme.

Avremo dunque la distinzione tra attacco (colpo), difesa (deflessione/blocco), spostamento (cambio della posizione del corpo in relazione a quella del corpo dell'avversario)...

...poi la distinzione tra tecniche (movimenti) di tipo Yin, di tipo Yang, di tipo complesso (sia Yin che Yang) o di tipo ibrido (un movimento Yin utilizzato come Yang o viceversa)...

...ed avremo, poi, anche una distinzione in base all'espressione energetica del movimento, che potrà ricadere in uno o più degli 8 tipi di “energia” studiati:

1) Chee Ging – Energia del contatto;
2) Bau Ja Jing – Energia esplosiva;
3) Gum Gock Ging – Energia della reattività;
4) Dai Ging – Energia che dirige;
5) Gan Jeep Ging – Energia che unisce;
6) Yun Ging – Energia della persistenza;
7) Choang Ging – Energia aggressiva;

8) Hoang Jai Ging – Energia che controlla;

E' ovvio, a questo punto, che un ruolo fondamentale nell'espressione dell'energia è occupato dalla nostra mente, che agisce in supporto al movimento del nostro corpo. Energia è lo stesso “potere interno” del “Chi” (“forza vitale” anche conosciuto come Qi o Hay) che è strettamente relazionato alla collaborazione mente-corpo: per dirla con parole di Randy Williams:

“...il Chi fluisce involontariamente, circolando nel corpo come il sangue. E come la circolazione ed il fluire del sangue, il flusso del “Chi” non può essere controllato con la sola mente. Come possiamo interrompere/rallentare o accelerare la circolazione del sangue con un azione fisica (modulando una pressione specifica o correndo), così, in maniera simile possiamo combinare la tecnica fisica e l'intenzione mentale per controllare il fluire del “Chi”, concentrandolo in un area specifica in base alle nostre esigenze.” 

Ed è infatti solo tramite la collaborazione tra mente e corpo che si possono unire gli elementi di sviluppo interni ed esterni facendo crescere l'intero “sistema”. Un importante input su come corpo e mente debbano collaborare per esprimere la giusta tecnica (movimento) ed il giusto potenziale (principio energetico) alle giuste coordinate (focus da intento mentale) è dato da un proverbio che mette in relazione questi aspetti apparentemente slegati: “Hay Yau Don Teen Foang, Fot Ging Choy Yau Foang” - ovvero: “Rilasciare “Chi” dal Don Teen (zona in cui è immagazzinato) permetterà un corretto rilascio della forza”.

Con il protrarsi della pratica, chi si allena realizzerà che, così come il ruolo del corpo (inteso in senso fisico/esterno) è profondo ed articolato; la mente non sarà limita in ruoli marginali, con il solo scopo di fornire coordinate e segnali di start/stop. La mente sarà coinvolta in ogni scambio tecnico al quale assoceremo un'espressione energetica, in antitesi agli allenamenti robotizzati che portano il praticante di una disciplina a muoversi in un dato modo “poiché lo chiede l'insegnante” …

Un ultimo, ma non meno importante, ruolo della mente, è quello di partecipare a quanto viene definito “Intrappolamento emotivo”. Si definisce “intrappolamento” o “trapping” un vantaggio strutturale che ci posiziona in maniera tale da permetterci di colpire l'avversario senza che lui abbia la possibilità di colpire noi. “L'intrappolamento emotivo” o “Emotional trapping”si ha quando si utilizza con consapevolezza un dato approccio tecnico-energetico al fine di avere un'azione efficace anche sul piano psicologico/emotivo, come complemento di tecnica, energia ed attitudine. Molti sono gli indizi sull'incrocio tra “Wing Chun” e “sfera emotiva”, la maggior parte di questi è rilasciata attraverso i motti ed i proverbi, un importante esempio di questo è riposto, insieme ad altri concetti, in una descrizione strategica del Wing Chun: “Boh Lay Tau, Meen Fa Toh, Teet Kiu Sau”, ovvero: “Testa di vetro, corpo di cotone, avambracci di ferro”; tralasciando gli aspetti più esterni della strategia proposta dall'espressione, si può pensare ad una testa di vetro come ad un qualcosa di trasparente, da cui non ricavare indizi, una prigione invisibile per chi fronteggiamo.

Vincenzo De Virgilio

NB: per approfondimenti sulla focalizzazione del “Chi”, sul Don Teen, sui tipi di energia e sugli aspetti strategici rimando alle pubblicazioni di Sifu Randy Williams, che trattano tutti in punti in maniera completa e dettagliata. Per altri dettagli su principi e teorie (come per esempio i cicli di sviluppo e gli elementi esterni ed interni) rimando agli altri articoli pubblicati sul sito.

Il distacco buddista ed il Wing Chun

Di solito chi sente per la prima volta il concetto del "distacco buddista" rimane perplesso, pensando che il significato consista nell'estraniarsi dalla vita.

In realtà è esattamente l'opposto. Il suo significato è diventare "padroni" della vita.

Come? Noi siamo "schiavi"; siamo in continuazione influenzati da fattori esterni, ci influenzano gli amici, ci influenzano i nemici. Spesso l'idea che ci facciamo di noi dipende dall'opinione che gli altri hanno di noi. Se incontriamo il favore degli altri, allora abbiamo un valore. Cerchiamo in continuazione di guadagnarci il giudizio positivo del nostro prossimo.

Il problema in questo è duplice:

  • Primo, ognuno guarda la realtà con i propri occhi. Se due persone guardano una scena, vedranno 2 cose diverse, si faranno opinioni diverse e giudicheranno in modo diverso. Questo significa che noi saremo giudicati in modo diverso da più persone. Anche se ci comportassimo sempre nello stesso modo! Ad alcuni staremo simpatici, ad altri antipatici. Per ovviare a questo, cerchiamo di adattarci alla persona che abbiamo di fronte. Mettiamo una maschera diversa in base alla persone che ci stanno davanti. Più persone, più maschere. Dopo molto tempo avremo così tante maschere che non ci ricorderemo più qual'è il nostro volto originale.
  • Secondo, l'opinione di noi cambia anche nella stessa persona da un momento all'altro. Oggi per qualcuno siamo amorevoli, domani per quella stessa persona saremo i peggior bastardi della terra. Specialmente questa cosa (che si lega all'impermanenza buddista) è fonte di dolore. Non riusciamo a capire il perché l'opinione su di noi è cambiata. Pensiamo di aver commesso qualche errore e cerchiamo di cambiare (cioè mettere una maschera nuova) per soddisfare quella persona.

Inutile dire che la soluzione non è nella qualità della maschera che si indossa. Non è esterna a noi, nella volontà di soddisfare gli altri. Il problema sta nell'affibbiare a fattori esterni e "impermanenti" la richiesta di dirci chi siamo. Questa è una schiavitù.

Il concetto di distacco buddista spezza questo legame. Invece di essere schiavi, si diventa padroni. Non si richiede più l'appoggio o la benevolenza degli altri per conoscere se stessi.

Un altro significato di distacco buddista è nell'approccio al desiderio. I buddisti dicono che desiderare è sbagliato. Questa è un'altra cosa che viene spesso fraintesa. Si crede che il buddista non desideri mai e lo si ritiene impossibile, dato che la stessa ricerca dell'illuminazione può essere intesa come desiderio. Anche qui la parte più importante sta nel capire che cosa è un desiderio nella sua natura. Il desiderio è qualcosa che è proiettato nel futuro. E' sempre qualcosa che non può essere qui e ora. Per i buddisti il passato ed il futuro non hanno molta importanza. Per loro esiste un unico tempo: un continuo, infinito presente. E' l'unico tempo in cui si può vivere. Non è possibile vivere nel passato e nemmeno nel futuro. Solo nel presente si possono prendere decisioni e compiere azioni. Lo spostamento della mente nel futuro, toglie spazio al presente. e se toglie spazio al presente e solo nel presente si può vivere, sta togliendo spazio alla nostra vita. Il desiderio, in quanto futuro, toglie spazio alla vita. Ecco perché i buddisti si allenano al "distacco" dai desideri.

Il distacco buddista allena quindi ad estraniarsi dalla gente e a sradicare i desideri? No! Non vuol dire che bisogna diventare autistici e non provare desideri. Vuol dire solo non esserne schiavi, ma padroni. E' un po' la differenza che passa tra uno che beve un bicchiere di vino perché in quel momento ne ha semplicemente voglia, dall'alcolizzato che è schiavo della bottiglia.

Detto questo, passiamo al Wing Chun...
La liberazione dall'opinione esterna per la comprensione di noi stessi è insita nell'arte marziale. Nessuno ci può dire se siamo bravi o meno. La bravura è facilmente dimostrabile e per capirlo non c'è bisogno di nessuno. Per la verità c'è bisogno dell'avversario, ma l'avversario è lo specchio di noi stessi. Lui riflette noi: i nostri pregi, i nostri difetti. Solo noi però riusciamo a vedere in pieno la nostra immagine riflessa nell'avversario. L'istruttore potrà darci consigli tecnici, ma la visione globale la possiamo avere solo noi.

Così come l'assegnazione di diploma non può migliorarci come artisti marziali, tanto meno il ritiro del diploma può farci diventare meno bravi. Il distacco buddista lo si allena sempre quando ci rendiamo conto che il nostro valore ce lo costruiamo da soli e non ci piove dal cielo.

Ancora, i motti ci vengono in aiuto. Prendiamo ad esempio questi:

1. "Impara a rimanere calmo nel centro dell'azione. Rilassa i muscoli e libera la mente"

2. "Essere all'erta e adattarsi alla situazione consentono di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo"

Sono strettamente collegati e per funzionare c'è bisogno di essere "distaccati". Da cosa? Dal contesto (che è esterno a noi) e dal desiderio di vincere in fretta (che è interno a noi).

Il primo: "Impara a rimanere calmo nel centro dell'azione. Rilassa i muscoli e libera la mente"

In una situazione di stress, quale può essere il combattimento, è facile perdere il controllo di noi stessi. C'è un fattore esterno, l'avversario, che preme per ottenere la nostra sconfitta. Questo genera paura, che crea rabbia, che porta a reagire senza che si abbia alcun controllo di ciò che si sta facendo. Il più delle volte questo porta ad una veloce sconfitta.

Il Wing Chun esorta il praticante a non cedere allo stress, a distaccarsi. E' necessario rimanere calmi anche quando la situazione si fa brutta. Come si fa? Liberando la mente e di conseguenza rilassando i muscoli. Questo genera un circolo virtuoso. Se io calmo la mente sarò in grado di rilassare i muscoli. Il rilassamento dei muscoli mi consentirà di liberare ancora di più la mente, che mi porterà a rilassare maggiormente i muscoli e così via...

A che serve tutto questo? A mettere in atto il secondo motto: "Essere all'erta e adattarsi alla situazione consentono di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo"
Se riesco a rimanere calmo durante l'azione, sarò all'erta. Essere all'erta però richiede una condizione particolare: bisogna liberarsi del desiderio di vincere. Fissarsi sulla vittoria cristallizza la nostra mente su un evento futuro e ci fa perdere di vista ciò che sta accadendo in quel preciso istante (nel qui e ora) e non ci permette di essere all'erta.

Se invece sono all'erta, capirò ogni cosa che si sta verificando nel momento stesso che si verifica e quindi potrò adattarmici. L'adattamento tempestivo alla situazione mi porterà ad usare il meno sforzo possibile per ottenere il risultato cercato: La vittoria.

Ecco un modo per raggiungere l'ottenimento di un desiderio (la vittoria) senza essere schiavi del desiderio stesso.

Desiderare senza desiderare è una contraddizione molto Zen...

Vito Armenise

Il Wing Chun per migliorare come uomini

Il termine "migliorare" è effettivamente improprio. Non è necessario migliorare proprio niente, se per miglioramento intendiamo un cambiamento del nostro essere derivante da un agente esterno. Noi tutti siamo perfetti così come siamo. Ognuno di noi. Il problema è che siamo così "condizionati" che noi non ci conosciamo. Sappiamo cosa dovremmo essere e cosa dovremmo fare per rispondere ad un ideale che qualcun altro ci ha fornito. Però gli ideali sono pochi e gli uomini miliardi. Come è possibile essere tutti uguali? Non è possibile. Per miglioramento si intende quindi l'arrivare a conoscersi per quello che si è effettivamente. Questa conoscenza è il primo passo di un altro cammino: quello della felicità. Ma questa è un'altra storia... ritorniamo alla conoscenza di se. Perché è importante? Perché noi tendiamo sempre a sottovalutarci, o al contrario a sopravvalutarci. Entrambe queste cose ci portano al fallimento.

Come agisce il Wing Chun? Tramite delle "tecniche". In questo caso non intendo le tecniche classiche (pugni, parate, ecc..) ma invece dei mezzi per raggiungere un risultato. Molto spesso ci viene detto come dovremmo essere, cosa dovremmo fare, ci vengono dati dei comandamenti. In questi comandamenti non c'è nulla di male, se non il fatto che noi non siamo "pronti". Rimangono sempre delle cose esterne. Ad esempio ci viene detto che non dovremmo cedere alla rabbia, ma non come si fa a domare la rabbia.

Il Wing Chun (e le arti marziali in genere) fornisce dei mezzi, delle tecniche per arrivare a quei comandamenti dall'interno, attraverso un addestramento del nostro essere, in modo che alla fine la rabbia sarà domata per il modo in cui siamo, non perché da qualche parte è scritto che è male.

Le arti marziali fanno parte di un complesso più grande di mezzi per raggiungere lo stesso risultato. Non è detto che lo si possa fare solo con le arti marziali. Il tantra, lo yoga, i koan zen e le arti marziali, vogliono arrivare tutti allo stesso posto, partendo e seguendo sentieri differenti. Ne servono tanti e diversi tra loro perché tante e diverse tra loro sono le menti degli uomini. Ciò che va bene per me, non è detto che va bene per te.

Ora, alcuni esempi su come il Wing Chun può migliorare noi stessi:

...Il Wing Chun presenta la realtà attraverso modelli filosofici...
Tutti sanno che il Wing Chun è permeato dalla filosofia taoista e buddista. La prima cosa che fa il sistema è una rappresentazione della realtà. Le tecniche vengono divise in Yin e Yang. La dualità taoista mostra che tutto nella vita è organizzata e controllata da forze opposte e complementari. L'importanza qui sta nella spiegazione che non esiste l'assoluto. Non esiste l'assolutamente buono, ne l'assolutamente cattivo. Ogni elemento è presente nel suo opposto e ogni elemento si può convertire nel suo opposto. Le 2 forze non possono essere separate. Sono 2 facce della stessa medaglia. Tutto è in costante mutazione. E se tutto è in costante mutazione, perché essere pessimisti? Non può andare sempre tutto male. Non si può essere sempre malati.

Il Wing Chun trae dalla via di mezzo buddista una serie di principi: la morbidezza ne è un esempio tra tanti. E' a metà tra il "moscio" (0% forza) ed il rigido (100% forza). La superiorità tecnica della morbidezza imprime nel praticante il concetto di via di mezzo, che può essere impiegato, ad esempio, per non cadere mai in estremismi e nella grettezza mentale.

...Principi del Wing Chun per migliorare se stessi...
Tra i principi migliori che esulano dall'aspetto tecnico vero e proprio spicca lo sviluppo degli elementi interni: vuoto, immobilità, radicamento e morbidezza.

Un altro concetto importante del Wing Chun è l'utilizzare il minimo dell'energia per ottenere il massimo del risultato. Non credo che ci voglia un commento su come può essere usato sempre.

Un altro motto dice che bisogna rimanere freddi nel centro dell'azione. Questo allena a gestire ogni tipo di stress.

...Il miglioramento di se stessi tramite i drills...
Ogni esercizio di Wing Chun può essere visto come "tecnica" per la conoscenza ed il miglioramento di noi stessi.

Le tecniche a vuoto sono l'esercizio più semplice per cominciare a "sentire" sia il nostro corpo, sia la nostra mente, ma è negli esercizi di coppia che c'è il massimo dell'efficacia.

Il Chi-Sao è importantissimo perché ci permette di "ascoltare" gli stimoli esterni e reagire in base ad essi. Molto spesso noi siamo come degli arieti e ci fissiamo su una idea. Se invece diventiamo ricettivi e flessibili nel ragionamento, le soluzioni arriveranno sempre prima. Il Chi-Sao permette anche di creare una situazione di stress controllata. Questo permette di imparare la gestione dello stress e a rimanere "freddi" nel centro dell'azione.

Ma sono lo sparring ed il combattimento le prove definitive per tutti. Di fronte ad un avversario non collaborativo, vien fuori il nostro carattere. Vengono fuori i nostri pregi, i difetti e le nostre paure. L'avversario in realtà è uno specchio di noi stessi. Studiando come siamo davanti all'avversario, sappiamo in che modo affrontiamo le situazioni.

…una volta che arriviamo a conoscerci, gran parte della strada è fatta…
Torniamo alla rabbia. In che modo questa conoscenza ci salverà dalla rabbia? Semplice: se io mi arrabbio con qualcuno è perché quella persona sta dicendo cose di me che a me non piacciono, ed io ho paura che siano vere! Per questo mi arrabbio. Se qualcuno dice che sono stupido, io mi arrabbio perché in fondo temo di esserlo sul serio. E questo non mi piace. In realtà siamo sempre arrabbiati con noi stessi. L'altro è solo una scusa, un mezzo. Se io invece mi conosco, e so di non essere stupido, anche se qualcun altro me lo dice, saprò semplicemente che è in errore. Saprò che io sono il suo specchio. A quel punto la rabbia non sorge. Se la rabbia non sorge, non avrò più bisogno di un "comandamento" che mi dica che non mi devo arrabbiare.

Mi rendo conto che le cose sono normalmente più complesse di quelle che ho scritto qui. E' vero. Le cose sono diverse tanto quanti siamo noi sulla terra. Un esempio che calza per me, calza solo per me. Quello che ho scritto non è da trattare come un dogma (si mancherebbero i punti), ma come punto di riflessione. Diciamo una prospettiva diversa da quella classica a cui siamo abituati. Un punto di partenza per una concezione diversa per l'arte marziale.

E' necessario tutto questo? Ovviamente no. Ognuno prende dal Wing Chun ciò di cui ha bisogno.

...il Wing Chun e gli "occidentali"...
Anche il Wing Chun, come una qualsiasi altra arte marziale, è un metodo che serve a "fare" qualcosa piuttosto che ad "imparare" qualcosa. Siccome è una cosa che si fa, può operare quella "rivoluzione umana".

Anche qui è necessario comprendere che non è un problema di essere occidentali, come se tutti gli orientali lo fanno già solo per il fatto di essere orientali. L'approccio per così dire "filosofico" è strettamente personale. Al di là dello stile praticato, l'arte marziale offre una serie di "spunti" per migliorarci come uomini e da qui io comincerei l'analisi. Da notare che ognuno di questi punti ha bisogno di un'esperienza per avere valore, non basta la sua conoscenza teorica.

Mens sana in corpore sano
La pratica costante di un'arte marziale allena il corpo. L'allenamento costante del fisico porta ad un aumento della propria "energia", da cui il famoso detto. Non sono infrequenti i casi in cui atleti in un periodo di ferma forzata raccontano di diminuita capacità di concentrazione, fiacca e maggiore facilità a contrarre malattie da stress. 

Nessun risultato ti viene regalato. Tutto dipende da te.
Facendo arti marziali si impara che la bravura nell'arte la si ottiene esclusivamente allenandosi e sudando. Nessun risultato può esserti regalato da qualcun altro e se questo dovesse accadere, diventa facile accorgersi che è falso. Tutto in definitiva dipende da te. Vuoi ottenere qualcosa, bene, allenati. Fa' qualcosa! Questo porta di conseguenza al successivo.

Non serve a nulla lamentarsi degli altri per i propri insuccessi.
La lamentela è lo "sport" più praticato dalla gente. Tutti si lamentano e tutti danno la colpa a qualcun altro se un risultato auspicato non è stato raggiunto. L'artista marziale impara che i risultati si raggiungono con le proprie forze e, se non si raggiungono, è per propria incapacità, non per colpa di qualcun altro. Questo porta di conseguenza al successivo.

Fiducia in se stessi.Man mano che si raggiungono i risultati con la fatica e con i propri mezzi, si impara che non si è proprio delle nullità. Questo migliora e rafforza la fiducia in se stessi che è il carburante necessario per continuare e raggiungere traguardi sempre più elevati. Fin qui le cose che si potrebbero allenare facendo qualsiasi cosa, anche danza, pallacanestro, calcio a 5. Il prossimo invece riguarda esclusivamente le arti marziali.

Il confronto con l'avversario mette in luce le proprie paure e i propri difetti.
Qualsiasi situazione di stress mette in luce il carattere delle persone. Ognuno reagisce in modo diverso se sottoposto a stress. Il combattimento è senza dubbio una situazione di stress. Dieci persone diverse che frequentano lo stesso corso con lo stesso maestro, combatteranno in modi diversi. Davanti ad un avversario vien fuori il carattere. Ad esempio i timorosi saranno più passivi e difensivi, gli impulsivi saranno più aggressivi. Tutto questo a prescindere dall'allenamento seguito. Quando si dice che il Wing Chun è come un vestito che deve essere cucito sul praticante, gran parte del motivo lo si deve a questo.

Tralasciando ora il punto di vista dell'insegnante, soffermiamoci sull'allievo. Perché è importante questa consapevolezza che viene a galla con il confronto con un avversario? Perché è importante conoscersi e molto spesso, anzi quasi sempre, noi sappiamo "come" vorremmo essere, ma non come effettivamente siamo. Molto spesso l'idea su di noi viene costruita sulle opinioni degli altri, cercando di dar più credito a coloro che hanno una buona opinione e tralasciando gli altri. Il combattimento mette di fronte a noi il nostro carattere. Possiamo anche mostrare aggressività, ma se ce la stiamo facendo addosso, lo sappiamo, e quella consapevolezza è fondamentale. Per cosa? Per qualsiasi percorso esistenziale vogliamo portare avanti. Qualsiasi sia il viaggio che vogliamo fare, di queste 3 cose: destinazione, tragitto e partenza, la cosa più importante da definire con precisione è il punto di partenza.

Vito Armenise