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Cicli degli elementi di sviluppo

Un concetto fondamentale che riguarda lo sviluppo, il cammino che ogni praticante dovrebbe seguire per migliorare, è il concetto dei cicli degli 8 elementi di sviluppo interno ed esterno.

Sono degli step, o dei percorsi, ed ogni praticante di Wing Chun dovrebbe seguirli; quattro riguardano lo sviluppo esterno, quattro quello interno. In questo caso per "esterno" si intende ciò che è fisicamente visibile, tecnico. Per "interno" si intende ciò che non è fisico o tecnico, ma mentale. In questo concetto non è contemplato quindi il Chi.

I 4 elementi di sviluppo esterno sono: tecnica, potenza, timing, angolazione.

Il primo elemento che un praticante dovrebbe studiare è la tecnica, come semplice gesto atletico.
La tecnica da sola però non è efficace in combattimento. Serve un altro elemento, che però può essere aggiunto solo se il gesto tecnico è corretto.
Una volta acquisito il gesto tecnico si può prendere in esame il secondo elemento: la tecnica può essere supportata da forza/energia/potenza che dir si voglia. Tecnica e potenza però ancora non bastano per rendere efficace il gesto.
Serve il terzo elemento, che può essere preso in esame solo dopo che gli altri 2 sono stati acquisiti: il timing. Se io faccio la tecnica giusta, con la giusta potenza, ma sbaglio il tempo, il tutto va a rotoli.
Ma ancora non basta. A chiudere tutto c'è il quarto elemento: la giusta angolazione (intesa nel senso più ampio del termine). Se faccio la tecnica giusta, con la giusta potenza, il giusto timing, ma sbaglio gli angoli, non sarò "efficace" (e per efficacia non intendo "andare al bersaglio", ma rispettare i principi del sistema).

Però ora accade qualcosa di strano: se faccio la tecnica, con la giusta potenza, il giusto timing. e la giusta angolazione, migliorerò anche la tecnica (e il cerchio si chiude), che mi porterà ad usare meglio la potenza, etc…

I 4 elementi di sviluppo interno: come detto prima, gli elementi interni non sono "fisicamente" visibili all'esterno, ma vanno ad agire sulla sfera mentale/emozionale del praticante. 
Essi sono: vuoto, immobilità, radicamento, morbidezza.

Il primo elemento è il vuoto mentale. Fondamentale! Noi siamo come delle lavagne su cui vorremmo scrivere durante la pratica. Se la lavagna è già piena (paure, pensieri, lavoro) lo spazio su cui scrivere è molto poco. Come prima cosa, dobbiamo quindi ripulire il più possibile la nostra "lavagna".
Solo se siamo vuoti, possiamo passare al secondo elemento, l'immobilità. Per riuscire a stare perfettamente immobili, bisogna per forza di cose essere calmi. Riuscireste a far star ferma una persona in uno stato di panico o di ira?
L'immobilità è la chiave che conduce al terzo elemento: il radicamento (sinkness, come lo chiama R.Williams). Il radicamento ci è utile per migliorare il nostro equilibrio e, specialmente, a rendere più profonda la nostra respirazione. Avete mai notato come cambia la vostra respirazione in base al vostro stato d'animo?
Se siamo arrivati a questo punto e siamo riusciti a svuotare la mente, siamo in grado di rimanere perfettamente immobili e radicati, possiamo avere accesso al quarto elemento: la morbidezza/elasticità ("softness"). Morbidezza è un termine di difficile spiegazione e a volte "elasticità" rende meglio. Forse la si dovrebbe chiamare "elasticità morbida". Non ha nulla a che fare con la morbidezza/elasticità/cedevolezza tecnica che normalmente si studia nel Wing Chun. E' un atteggiamento mentale. E' la condizione che ci permette di avere una consapevolezza tale da poter leggere immediatamente la situazione e di poterci adattare. Ad esempio, quante volte di fronte ad un problema difficile vi siete detti:"ok, calmiamoci" e poi avete trovato la strada giusta per risolverlo? Anche qui, però accade la stessa cosa dei 4 elementi esterni: se riesco ad essere vuoto, immobile, radicato ed elastico/morbido, sarò in grado di essere ancora più vuoto, che mi permetterà di raggiungere un'immobilità superiore, che aumenterà il mio radicamento, che mi farà essere ancora più elastico... e così via in un circolo virtuoso.

Si può facilmente capire che gli elementi di sviluppo interno non toccano la tecnica direttamente, ma la influenzano comunque pesantemente "dall'interno" appunto.

E' anche facile da capire che gli elementi di sviluppo interno non si possono solo applicare all'arte marziale, ma a qualsiasi cosa.

Vito Armenise

La linea centrale orizzontale

La linea orizzontale, o meglio le linee orizzontali, completano la teoria della linea centrale; il principio lo si studia con la seconda forma a mani nude.
 
La gran parte della teoria dovrebbe già essere conosciuta e comprende questi concetti:
  • la linea madre;
  • la linea centrale;
  • il concetto delle piramidi;
  • il concetto di “vantaggio di linea centrale”.

Per riassumere velocemente ai lettori esterni alla CRCA, diciamo che: La linea madre è l’asse verticale che passa per il centro del nostro corpo. La linea centrale è il piano che congiunge le linee madri di due combattenti. La piramide è la figura geometrica che noi usiamo (preferendola al cuneo) per schematizzare le tecniche dividendole in piramidi di attacco e piramidi di difesa (ovviamente una piramide di attacco potrebbe essere anche di difesa e viceversa). Per vantaggio di linea centrale si intende la situazione in cui il vertice della piramide di difesa è tra il vertice della piramide di attacco e la linea centrale. 

Questo ha validità indipendentemente da lineage seguito. Per esempio immaginando un Tan Sao con giro fatto per “parare” un pugno. Se il polso che fa Tan Sao (piramide di difesa) si trova tra il pugno (piramide di attacco) e la linea centrale, allora si dice che chi è in tan ha un vantaggio di linea centrale. Però ci sono dei casi in cui ci si può difendere efficacemente anche se questa teoria non è applicata così rigidamente. Ad esempio un chum sao non è detto che porti l’attacco un una posizione che rispetta tutto quello che è stato detto precedentemente, eppure funziona ugualmente. Questo perché sfrutta la linea orizzontale invece di quella verticale.
 
La teoria della linea centrale orizzontale si compone di:
  • linea madre al livello delle mani;
  • linea madre al livello dei gomiti;
  • linea centrale orizzontale;
  • concetto di “vantaggio di linea centrale orizzontale”.

La linea madre al livello della mani è la linea orizzontale che passa per le mani (o meglio per i polsi) e che coincide quasi sempre con il vertice di una piramide di attacco o di difesa. La linea madre dei gomiti è la linea orizzontale che passa per i gomiti. Potendo mani e gomiti alzarsi e abbassarsi, è chiaro che queste linee seguono sempre le loro posizioni. La linea centrale orizzontale, così come la sua omologa verticale, si crea solo quando è presente un avversario. Se c’è un avversario, la linea centrale orizzontale è il piano orizzontale che collega la mia linea madre del gomito alla linea madre del gomito del mio avversario. 


Il vantaggio di linea centrale orizzontale lo si ottiene quando il vertice della piramide di difesa è tra il vertice della piramide di attacco e il piano orizzontale che unisce il mio gomito a quello del mio avversario (linea centrale orizzontale). Siccome questa posizione porta l’attacco al di là dell’arco della sua efficacia, allora la difesa sarà efficace, anche senza coinvolgere la linea verticale.  

Questo concetto è usato principalmente nelle tecniche di gamba. Infatti rapportando il concetto alla gambe abbiamo:
  • la linea madre delle ginocchia;
  • La linea centrale orizzontale bassa, cioè il piano che congiunge le ginocchia dei due combattenti;
  • Il vantaggio di linea centrale bassa; quando ilvertice della piramide di difesa è tra il vertice della piramide di attacco e la linea centrale orizzontale bassa.
     
Un esempio di applicazione di questa teoria per le gambe è Jeet Gyeuk (stop kick).Se si analizza il Jeet Gyeuk, si nota che non raggiunge il vantaggio di linea centrale secondo i canoni classici, eppure funziona perché rispetta la teoria della linea centrale orizzontale.

Vito Armenise

I 3 veleni

Il primo riferimento ai "3 veleni" lo troviamo in un motto: “Wing Chun Som Dook, Tan Boang Fook”, che significa: "I 3 veleni del Wing Chun sono Tan, Boang e Fook". 
Nello studio delle forme, il concetto lo troviamo nella Siu Lim Tao nella sequenza Som Bai Fut (Tan, Fook e Woo). In questa sequenza infatti sono presenti i 3 veleni; il Tan, il Fook e il Woo al posto del Boang perchè fa parte della stessa "famiglia" (c'è un motivo per cui nella sequenza è stato messo il Woo Sau e non il Boang Sau, ma se ne può parlare in seguito).
 
Cosa sono i 3 veleni? Semplicemente un raggruppamento per tipologia delle tecniche del Wing Chun. A volte si usa il termine "3 semi del Wing Chun" o "3 famiglie". E' usato il termine "veleno" semplicemente perchè si vuol tenere a mente che si sta facendo un'arte marziale.
Abbiamo quindi 3 "famiglie/tipologie" di tecniche: quelle Tan, quelle Fook e quelle Boang.


Cos'hanno in comune le tecniche della stessa famiglia? La zona di contatto con le "armi" avversarie. Tutte le tecniche della famiglia Tan avranno come zona di contatto il braccio, o il polso, dalla parte del pollice e il dorso della mano. Le tecniche della famiglia Fook condivideranno la zona del palmo e delle dita. Le tecniche della famigila Boang la parte del braccio in linea con il mignolo.
 
Con questo concetto, si può catalogare ogni tecnica. Ad esempio:
  • Ding Sau, il Ngoy Jut Sau, il Biu Joang sau appartengono alla famiglia Tan;
  • Pock Sau e Gum Sau appartengono alla famiglia Fook;
  • Biu Sau, Gahng Sau e Woo Sau appartengono alla famiglia Boang.

Questo concetto può ovviamente essere esteso alle gambe. Sappiamo tutti che quasi tutte le tecniche delle braccia hanno una corrispondente tecnica alle gambe. Si ha quindi un Tan Gyeuk, un Fook Gyeuk, un Boang Gyeuk. Ma anche un Gum gyeuk, Woo gyeuk, Jut gyeuk e così via.
 
Il concetto dei 3 veleni (o delle 3 famiglie) estesa alle gambe dà la possibilità di comprendere la zona di contatto, e quindi, il modo in cui la tecnica deflette gli attacchi.


Abbiamo quindi che le tecniche Tan avranno la zona di contatto all'esterno del ginocchio-stinco-caviglia, le tecniche Fook l'interno del ginocchio/stinco/caviglia/piede e le tecniche Boang la parte frontale della tibia.

Tante tecniche quindi, fanno riferimento sempre allo stesso concetto. Se il concetto è compreso la singola tecnica è maggiormente compresa.

Perchè è importante? Perchè le specifiche tecniche hanno importanza all'inizio dell'apprendimento. Quando "da grandi" il sistema sarà stato completamente interiorizzato, si raggiungerà quello che è definito "non classical stage" o "stage di improvvisazione". E' quel livello in cui sembra che il praticante non faccia alcuna "tecnica standard". Si muove in modo strano. In quel momento, il praticante non esegue infatti alcuna tecnica. I suoi movimenti seguono semplicemente i principi. All'esterno potrebbe non essere possibile riconoscere la "tecnica Tan Sau", ma sicuramente si riconoscerà un movimento della "famiglia Tan".

Vito Armenise

Timing ed attacco di prima intenzione

Prima di arrivare a parlare dell'attacco di prima intenzione del Wing Chun, dobbiamo capire come il sistema vede il combattimento e l'attacco.

Per farlo cominciamo da uno dei motti: "Dick Yut Yee Doang Joang Sum Yee Hoang", ovvero “Quando l'avversario si muove, perde il suo centro di gravità”.

Ricordiamoci sempre che il Wing Chun è come un "commerciante scaltro": cerca sempre di ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di energia. Basterebbe quindi questo motto per capire che dal punto di vista del sistema è più conveniente attaccare l'avversario nel momento in cui si muove.

Ma non basta. Per ribadire questo concetto, ci viene in aiuto la teoria dei "cancelli" ("moon " in cinese). Vengono chiamati cancelli, infatti, non a caso. Sono delle porte che l'avversario deve passare per poter colpire noi e, ovviamente, sono porte che noi dobbiamo passare per colpire il nostro avversario. In questo momento non è importante parlare dei cancelli superiori, inferiori, di mezzo, interni, esterni, etc... E' importante capire come questi cancelli si aprono e si chiudono.

Quando l'avversario è in guardia, si dice che ha i cancelli chiusi. Nel momento in cui comincia a tirare il pugno, un cancello comincia ad aprirsi. Quando il braccio è completamente teso, il cancello è aperto. Quando comincia a ritirare il braccio, il cancello ricomincia a chiudersi, fino a chiudersi completamente quando ritorna in guardia.

Chiarito questo concetto si comprendono diverse cose. Non si può varcare un cancello chiuso, quindi ecco perchè nel Wing Chun si preferisce attaccare sull'attacco dell'avversario. Mentre attacca ci apre il suo cancello! 

Si comprende ancheperchè nel Wing Chun non sono contemplate le finte. Non che le finte non siano delle ottime tecniche, ma secondo la teoria sopra enunciata, aprono dei cancelli senza creare un reale pericolo per l'avversario.
 
Ora possiamo parlare dei metodi che offre il Wing Chun per superare i cancelli dell'avversario. I metodi sono 5 e per noi fanno parte del principio che chiamiamo "timing applicato", dal motto:"Seen Fot Jai Yan Yun See Yee Goang”, ovvero “Fai il primo movimento per ottenere il controllo e attacca rispettando il timing".
 
Per spiegare meglio sono riportati prima un esempio su come si "attraversa una porta" e poi un esempio tecnico.
 
Timing regolare: si aspetta che la porta si apra e si entra prima che si richiuda. E' quello che normalmente si usa quando siamo più veloci del nostro avversario, abbiamo evitato l'attacco senza prendere contatto con il braccio avversario (con una schivata o con un passo) o semplicemente abbiamo il vantaggio di linea centrale.

Timing creato: la porta è chiusa. Allora si bussa, si aspetta che si apra e poi si entra. Quando l'avversario è in guardia e non ne vuol sapere di esporsi, si deve provocare un'apertura. Una tecnica buona per questo scopo è il Man Sao (mano che "chiede") sparato verso la sua guardia. Una volta preso il contatto con lui le reazioni possibili sono: A) Reagisce, quindi si sfrutta la sua reazione per ritorcergliela contro; B) Non reagisce, ormai si è a contatto e si può usare una tecnica per "rompere" la sua struttura. Comunque sia si è arrivati al contatto.
 
Timing spezzato:
la porta si sta chiudendo e si metto un piede in mezzo per non farla chiudere. E' un'azione di disturbo al suo attacco. Ad esempio un Pock, un Gum, un Lon o una qualsiasi altra tecnica che prenda contatto con il braccio avversario e mandi a monte la sua azione, lo controlli e apra una strada all'attacco.

 
Timing ritardato:
la porta si apre, la si lascia chiudere, si aspetta che si riapra e si entra. Ci possono essere dei casi in cui si controlla il primo attacco dell'avversario senza disturbarlo molto, provocando un ulteriore attacco su una linea già prevista e che permetta di utilizzare una tecnica più efficace di quella che si sarebbe potuta utilizzare prima. Ad esempio si risparmia il primo pugno se sul secondo attacco si creano delle condizioni per eseguire una tecnica di rottura o una gomitata.


Doppio timing: Una qualsiasi combinazione dei precedenti 4. Qualsiasi esercizio, combinazione o tecnica di Wing Chun può essere riportato ad uno dei Timing Applicati. Un attacco di prima intenzione da parte di un praticante di Wing Chun è contemplato nel 2° timing. Ci si può muovere per primi, ma il primo movimento deve essere fatto per ottener un controllo, poi si può attaccare.

Vito Armenise

L'angolo di taglio ed il contatto

Un principio fondamentale del Wing Chun è "l'angolo tagliente". Essendo un po' lungo da spiegare per intero, ne facciamo qualche accenno per spiegare come funziona.

Prima di tutto, lo scopo delle "tecniche di bloccaggio" del Wing Chun non è quello di intercettare e deviare un attacco. Lo scopo è più quello di creare una specie di scudo davanti al praticante. E' un po' come se fosse la carena ed il cupolino di una moto. Lo scopo è quello di preservare il pilota da tutte le "porcherie" che gli posso andare contro. O come un ombrello puntato verso la direzione del vento che soffia un po' troppo forte. Già da questo si può iniziare a comprendere che l'intento del Wing Chun è più quello di creare una difesa "strutturale", in cui il posizionamento conta più della velocità, dell'occhio e del tempismo con cui possiamo muovere il braccio per andare ad intercettare un particolare attacco.

Un altro fattore importante è dove puntare questo scudo: verso la linea madre dell'avversario. Il suo asse. Il suo centro di gravità.

Tutte le tecniche vengono lanciate verso l'asse del corpo dell'avversario utilizzando un angolo particolare (per tradizione 45°). Il vantaggio è presto spiegato e tutti possono provarlo.

Immaginiamo di avere una piccola torcia elettrica che simula il percorso seguito dalla tua parata. Proviamo ora 2 angoli: il 90° ed il 45° (verso l'asse del corpo dell'avversario). Con la torcia a 90° chiediamo ad un compagno di tirare un pugno molto lentamente, fino a che questo non viene illuminato dalla torcia. Noteremo che il pugno viene illuminato solo quando è molto vicino al nostro corpo. L'illuminazione del pugno avversario segna il "tempo di efficacia" della nostra tecnica. Solo quando entra nella luce della torcia (cioè interseca la direzione della nostra parata), la nostra tecnica è efficace. Quindi con un angolo di 90°, il tempo di efficacia è molto piccolo. C'è bisogno di un ottimo tempismo per intercettare l'attacco. Ora puntiamo la torcia verso l'asse centrale del nostro compagno (la sua linea madre) e gli chiediamo di ripetere l'esercizio. Noteremo che immediatamente viene illuminato il suo pugno. Proseguendo, verrà illuminato il suo polso, il suo avambraccio e poi, man mano che avanza, il suo gomito. Questo significa che il "tempo di efficacia" della nostra tecnica è più lungo. Significa che non è necessario che il tempismo sia così preciso. Non appena vediamo che qualcosa sta arrivando dall'avversario, non abbiamo bisogno di capire cosa sia. Lanciamo la tecnica sull'angolo tagliente. Sicuramente incroceremo il suo braccio. Non importa se sul polso, sull'avambraccio o sul gomito. L'importante è sapere che lo impatteremo. Questo dà un vantaggio strutturale, tecnico e psicologico senza la necessità di decifrare il tipo di tecnica che ci sta arrivando addosso.

Un altro motivo per cui è necessario indirizzare la tecnica verso la linea madre dell'avversario è che in questo modo si andrà a destabilizzare il suo equilibrio. Anche questo lo si può provare facilmente: proviamo a prendere il braccio di un compagno e a spostarlo lateralmente. Vedremo che l'azione si fermerà solo al suo braccio. Poi proviamo a spingere verso il centro del suo corpo. Noteremo che oltre a spostare il suo braccio fuori dal tuo corpo, controlleremo anche il suo equilibrio.

Un avversario fuori equilibrio non può più lanciare tecniche pericolose. Una qualsiasi posizione di vantaggio in cui tu puoi colpire l'avversario e lui non può colpire te, si chiama intrappolamento o trapping. Non è quindi solo la posizione in cui le sue braccia sono bloccate. Di intrappolamenti ci sono vari tipi, ma il fattore comune è la posizione di vantaggio dalla quale si può colpire senza poter essere colpiti (a meno che lui riesca a recuperare).

Ora, tutto questo sembrerebbe confermare quello che a volte si sostiene con: " si cerca il contatto e da lì si colpisce". Ma questa è una distorsione di ciò che insegna il sistema.

Ci sono 2 motti che parlano di questa cosa:
  • Il contatto con le braccia dell'avversario migliora la situazione;
  • Non combattere contro le braccia dell'avversario.
Sembrano contraddittori ma in realtà non lo sono. Ogni motto va applicato al suo contesto.

Analizziamo il primo. Che significa migliorare la situazione? Significa essere nella condizione in cui (a distanza ravvicinata) si possono "leggere" i suoi movimenti semplicemente tramite reazioni tattili, ed adeguarsi ai suoi movimenti in modo da ottenere un vantaggio. Non dice però che si deve cercare il contatto sempre, per forza o a tutti i costi.

A ricordare questo ci pensa il secondo motto. Spesso siamo così abituati a fare esercizi in cui le braccia si incrociano e rimangono a contatto che questo contatto lo andiamo a cercare a tutti i costi, dimenticandoci che il nostro scopo è raggiungere il centro di comando e dell'equilibrio del nostro avversario. Questo motto serve a stamparci in testa che il contatto con le braccia va mantenuto fino a che questo è utile a "migliorare la situazione", ma nel momento in cui si apre la possibilità di colpire, non bisogna esitare ma andare a colpire. Un altro motto ci ricorda che è utile incollarsi ai colpi che ci vengono lanciati addosso, ma non appena il contatto si spezza, bisogna colpire immediatamente. In parole povere è la testa il bersaglio, non il braccio.

Vito Armenise

Le piramidi

Si definisce normalmente il Wing Chun uno stile "scientifico", in cui contano più i principi che le singole tecniche. Questo è vero. Ogni tecnica del Wing Chun risponde ad almeno un principio, anzi sarebbe più esatto dire che ogni tecnica del Wing Chun si può analizzare attraverso tutti i suoi principi. I principi utilizzano dei modelli per spiegare e applicare le "strategie" dello stile.La domanda nasce spontanea: perché creare dei modelli astratti per le tecniche vere e proprie?

Per due ragioni principali:

La prima è prettamente tecnica. Gli attacchi e le parate possibili sono tantissimi e in più cambiano da stile a stile. Prendere in considerazione "la tecnica" significa dover trovare una risposta ad ogni singolo attacco. Esempio: io ti attacco con "A", tu mi rispondi con "B". Se ti attacco con "C", mi devi rispondere con "D", ma forse anche "B" tutto sommato va bene … risultato … un casino. Un modello serve a creare uno schema comune a più tecniche, in modo da semplificare lo studio.

La seconda è emotiva. L'astrazione dell'attacco priva questo del "timore psicologico" che si porta dietro. Durante la fase di studio, parlare di pugni e calci, porta istintivamente la mente a pensare alle tecniche e alle conseguenze di queste, facendo perdere il "punto" del discorso. Prendendo in considerazione un modello, si priva la tecnica della sua "pericolosità emotiva" e più avanti, durante lo sparring/combattimento, se il praticante riuscirà a visualizzare il "modello di attacco" che gli presenta l'avversario invece del "cazzottone che gli sta per piovere su naso", sarà in grado di affrontarlo con minor paura.

Ovviamente ogni cosa va fatta a suo tempo. La spiegazione dei principi, non è una cosa che si può affrontare con i neofiti. Con loro paradossalmente si rischia di complicare invece di semplificare. E' necessaria una conoscenza di base per poter capire i principi e guardando le persone dire: "Ah, ecco perché facciamo così in questo esercizio e diversamente nell'altro." A quel punto, tramite la spiegazione dei principi, si dà al praticante uno strumento per capire da solo il funzionamento del sistema e applicarlo utilizzando tecniche e combinazioni in modo corretto, anche se non gli sono state insegnate. Per fare un esempio, alle scuole elementari le tabelline vengono imparate a memoria. Questo va bene per il livello di comprensione degli scolari. Pur essendo tecnicamente corrette, le tabelline hanno un limite: hanno un input e un output immediato (2x2=4), senza sapere il perché. Solo dopo aver spiegato le moltiplicazioni, si darà allo scolaro uno strumento per capire le tabelline e superarne il limite: ad esempio fare 2x14, 2x100, 2x1000.

Dopo questa premessa, passiamo al concetto di piramide:

Il concetto di piramide è contenuto all'interno del principio della linea centrale: il primo che si studia e la spina dorsale del sistema.
La piramide è il modello che è stato scelto per l'astrazione delle tecniche di attacco e di difesa. Un pugno, un colpo di palmo, un colpo di taglio, un calcio, una ginocchiata, saranno tutti piramidi di attacco. Un Tan Sao, un Boang Sao, un Woo Sau, un Tan Gyeuk, un Jut gyeuk, un Fook Gyeuk, saranno tutti piramidi di difesa. La ragione della scelta di questa figura geometrica è presto spiegata: Il punto di contatto di un attacco o di una difesa è normalmente molto piccolo, lo si può assimilare ad un punto. E' possibile far scivolare l'attacco (o la difesa) dell'avversario sul nostro braccio (o gamba), e quindi si può definire il nostro arto come una linea. A questo punto abbiamo una linea ed un punto. Una linea e un punto possono essere un lato di un triangolo ed il suo vertice. Siccome viviamo in un mondo tridimensionale, il triangolo diventa una piramide. Due piramidi lanciate una contro l'altra, si scontreranno difficilmente sul vertice (sarebbe come scontrarsi con le nocche dei pugni), ma tenderanno ad impattare e scivolare sui loro lati. 

 
La piramide, se ben posizionata, contiene quindi il "potere" di deflettere solo per la sua presenza.

 
Il combattimento diventa quindi un problema di dove porre la propria piramide per ottenere un vantaggio: il vantaggio di linea centrale. Il vantaggio di linea centrale non è in realtà una prerogativa del Wing Chun, ma è applicabile ad ogni stile. E' universale. In fase di attacco sarebbe avere il vertice della piramide di attacco tra il vertice della piramide di difesa e la linea centrale. In fase di difesa sarebbe avere il vertice della piramide di difesa tra il vertice della piramide di attacco e la linea centrale.

In generale, il vantaggio di linea centrale è un posizione in cui il vertice della mia piramide (di difesa, attacco o difesa/attacco che sia) è tra il vertice della piramide del mio avversario e la linea centrale.

E' facile comprendere che questo concetto è estraneo alle singole tecniche. Può funzionare con qualsiasi tecnica. Questo è l'ABC del sistema, almeno per noi della CRCA. Da questo concetto, si può avanzare poi in altri principi che spiegano come il Wing Chun si differenzia dagli altri stili. Ma se non si ha chiaro questo, difficilmente gli altri potranno essere compresi.

Vito Armenise