Gli 8 principi per calciare

Gli 8 principi per calciare non sono delle vere e proprie tecniche, ma piuttosto dei metodi per calciare. Questi sono:
 
Deng Gyeuk—Calcio che inchioda
Huen Gyeuk—Calcio circolare
Teo Gyeuk—Calcio saltato
Tiu Gyeuk—Calcio col collo del piede
Jut Gyeuk—Calcio che strattona
Soh Gyeuk—Spazzata
Dung Gyeuk—Calcio che solleva
Chai Gyeuk—Calcio che raschia

Deng Gyeuk—Calcio che inchioda
E’ il calcio tipico del Wing Chun. Si potrebbe definire anche “calcio spinto” (quello contrario al calcio frustato).
Huen Gyeuk—Calcio circolare
Il secondo principio dei calci ci insegna a colpire utilizzando un percorso circolare, partendo dall’esterno per giungere sulla linea centrale. Viene utilizzato principalmente quando ci troviamo in una situazione di svantaggio di linea centrale, e utilizziamo un attacco per mantenere sotto pressione l’avversario e contemporaneamente riacquistare il vantaggio di linea centrale.Un altro modo per utilizzare questo principio è muoversi sull’arco davanti all’avversario per togliersi dalla linea di maggiore pressione dell’attacco e calciare da una posizione angolata facendo un movimento ad arco.
Teo Gyeuk—Calcio saltato
Il calcio saltato è un calcio eseguito con un avvicinamento all’avversario o con uno “switch” di gambe. L’avvicinamento può essere un qualsiasi passo, non è detto che debba essere un vero e proprio salto.
Tiu Gyeuk—Calcio col collo del piede
Lo dice il nome stesso, questo calcio è tirato con il collo del piede. Viene utilizzato quando l’avversario è piegato o in tutte quelle situazioni in cui il calcio che inchioda non avrebbe lo stesso effetto di quello tirato di collo.Normalmente va in combinazione con altri principi: il circolare (Huen Gyeuk) o quello che solleva (Dung Gyeuk) sono i più usati.
Jut Gyeuk—Calcio che strattona
Come il Jut Sao, il Jut Gyeuk può essere utilizzato come attacco e come difesa.Come difesa viene utilizzato per “rompere” la struttura dell’avversario con un movimento a scatto. Come attacco viene spesso utilizzato per calciare un avversario a terra sfruttando la gravità.
Soh Gyeuk—Spazzata
Questo calcio non ha bisogno di lunghe spiegazioni. Lo si usa tutte le volte in cui si provoca uno squilibrio dell’avversario.
Dung Gyeuk—Calcio che solleva
Questo principio insegna a colpire utilizzando un movimento ascendente.
Chai Gyeuk—Calcio che raschia
Il Chai Gyeuk è di solito un calcio che ne segue un altro che è andato a segno.Si usa per raschiare nel vero senso della parola la tibia dell’avversario con il bordo della nostra scarpa o per eseguire il classico “pestone”.
Quasi tutti questi principi si possono combinare tra di loro per creare dei calci più “complessi”.

Vito Armenise

Programma di 4 giorni

Esempio di suddivisione dell'allenamento in cicli di 4 giornate

Giorno 1: Lavoro al sacco. In questa giornata ci si concentra sul lavoro al sacco pesante, alternando lavori di potenza, di velocità e di resistenza.

Giorno 2: lvoro con i guanti da passata. Si allenano le combinazioni, la coordinazione mano-gamba (in potenza) e i riflessi.

Giorno 3: Drills. Qualsiasi drill del Wing Chun, sia all'uomo di legno, sia con un partner.

Giorno 4: Sparring. Si lavorano 2 tipi di sparring: condizionato e libero.In quello condizionato si lavora su vari aspetti del sistema. Si può ad esempio lavorare sui drills in un contesto più "live", allenare una determinata distanza, determinati colpi, determinate strategie e così via. Lo sparring libero è utilizzato per ricreare il più possibile la "fase di stress" tipica del combattimento e serve sia come test del livello raggiunto, sia per costruire il proprio metodo di combattimento.

Ogni giornata di allenamento è composta da 4 fasi:
  1. Preparazione all'allenamento: rilassamento. Lo scopo è quello di "staccare" da quello che ci portiamo dietro nella giornata e, attraverso metodiche di meditazione, creare lo stato di "vuoto" (primo elemento di sviluppo interno nel Wing Chun CRCA);
  2. Riscaldamento. Circuit training leggero a corpo libero, salto con la corda, shadow boxing, stretching;
  3. Lavoro principale. In base alla giornata: sacco, guanti da passata, drills, sparring;
  4. Defaticamento. Pera veloce, palla tesa, stretching.Spesso, alla fase di defaticamento si aggiunge un circuito di addominali.
Vito Armenise

Il Boang Sau

Il Boang Sau è una delle tecniche più importanti del Wing Chun. Dà il nome ad un'intera "famiglia" di tecniche insieme al Tan Sau e al Fook Sau (gli altri 2 "veleni" del Wing Chun). E' presente già nella prima forma, dandone l'idea del suo uso. Le altre forme si preoccuperanno di fornire i vari tipi di bong e le relative applicazioni.
Una prima differenza con le altre tecniche: Il Boang è facilmente superabile. A differenza delle altre tecniche, che garantiscono una sicurezza sufficiente e quindi possono essere mantenute, il Boang una volta che ha assolto il suo compito deve trasformarsi in un'altra cosa, altrimenti mette in pericolo chi lo esegue.
Un motto del Wing Chun infatti recita: "Boang Sau Muck Ting Lau. Fon Sau Ying Gun Chau", ovvero: "Un bong non deve mai rimanere. Un movimento (frustato) deve immediatamente seguirlo".
Il Boang della Siu Leem Tau è all'altezza della spalla e l'angolo braccio/avambraccio è di 135°. Questo è l'angolo ideale della piramide di attacco e di difesa. Questo è l'angolo che genera l'angolo di taglio: una deflessione di 45° dell'attacco avversario o un'entrata sull'attacco avversario con un angolo di 45°. L'angolo di 135° vien fuori infatti facendo 180°-45°. I 180° sono intesi come la retta che unisce noi all'avversario, o più semplicemente il braccio teso. Se con il braccio teso, pieghiamo il gomito di 45°, ci ritroveremmo con l'angolo corretto.
All'inizio, le tecniche vengono poste all'allievo suddivise in "parate" ed "attacchi". Questo per pura semplificazione didattica.
Le parate di base che vengono insegnate al principiante sono:
  • Pock Sau
  • Jom Sau
  • Boang Sau
  • Fook Sau
Di ognuna di queste viene insegnata la tecnica e, soprattutto, il quando deve essere utilizzata. Tutte queste tecniche vengono eseguite senza che ci sia un precedente contatto tra le braccia. A vederlo è come in una qualsiasi altra arte marziale: uno tira un pugno, l'altro para. La domanda che sempre fa un principiante è: perché ci sono tante tecniche per fermare un pugno? La risposta che gli si può dare (e che lui già può capire e specialmente SPERIMENTARE) è che la parata dipende dalla posizione in cui è la nostra mano rispetto a quella dell'avversario. Al livello in cui è non può capire concetti come "Chi-Sao", "Pressione", "Sensibilità", "Attacco e difesa simultanei", ecc… Deve essere guidato per step, ognuno dei quali deve essere "sperimentato". 

Quindi, all'inizio si comprende l'utilità pratica della linea centrale, utilizzandola nel modo più semplice ed intuitivo. Il Boang come si colloca in questo? Si dice all'allievo che il Boang è utile quando la nostra mano si trova in una posizione più bassa rispetto a quella dell'avversario. A questo punto, il percorso più breve per posizionare la nostra piramide di difesa è quello diagonale verso l'alto. Il Boang infatti crea una struttura che fa scivolare l'attacco sopra la nostra testa, se ben posizionato. Proprio così, se ben posizionato. Perché non basta che la struttura propria della tecnica sia corretta per far si che sia efficace. Ci sono sempre 2 tipi di "strutture". La "propria" (che chiameremo anche: self structure) e quella "applicata". La "self structure" è studiata nelle forme a mani nude. Quella struttura "applicata" è studiata negli esercizi di coppia e all'uomo di legno. L'altezza del Boang è al livello della spalla nella "self structure" ma deve variare in base all'avversario quando viene applicato. Per capire qual è l'altezza giusta c'è un metodo molto semplice: bisogna fare in modo che il polso del Boang copra la gola del nostro avversario. Quando questo avviene, si è certi che l'attacco scivolerà sulla faccia superiore della nostra piramide di difesa passando sopra la nostra testa. Si creeranno quindi Boang bassi con le persone più basse di noi e Boang alti con le persone più alte di noi. L'altezza sarà sempre determinata dall'altezza del nostro avversario. Questo tipo di Boang NON CEDE. Si ferma quando il polso raggiunge la linea centrale. E' quello che noi chiamiamo " Boang yang".
 
Con l'avanzare dell'allievo nel Wing Chun, gli vengono spiegati altri concetti. Il primo di questi nella seconda forma è la teoria del reference] (o Wai Jee in cinese). Gli viene spiegato il concetto di Yin e Yang nell'esecuzione delle tecniche e quali sono Yang e quali Yin. Per brevità dirò qui che le tecniche Yang sono quelle che per "natura" sono attive e donano energia all'avversario. Tutte le tecniche Yang partono dalla nostra spalla (per semplificare) e terminano sulla linea centrale. Tutti gli attacchi ad esempio sono YANG. Le tecniche Yin sono quelle passive, che ricevono l'energia dall'avversario. Un Tan, ad esempio è una tecnica Yin. A questo punto si passa dal dividere le tecniche in "attacchi e parate" al dividerle in "Yang e Yin" in base alla loro natura.
Ora l'allievo è in grado di comprendere questo concetto. Più avanti, aumentando la sua conoscenza dello stile, gli verrà detto che il confine non è così netto. Che le tecniche Yin si possono trasformare in Yang (e viceversa), che esistono tecniche Yin che sono generate da energia Yang (e viceversa) fino a che anche il concetto di divisione Yin e Yang perderà di valore e rimarrà la natura ultima della tecnica in assoluta libertà. Con l'introduzione delle tecniche Yin e della Chum Kiu, gli viene insegnato che le tecniche Yin sono in qualche modo superiori alle tecniche Yang, perché permettono di generare potenza in base a quella che ci viene donata dall'avversario, di ritorcerla contro di lui, e di utilizzare l'attacco e la difesa simultanei con entrambe le braccia. Ritornando al Boang, all'inizio l'allievo vede un Boang Yang, più tardi scopre un altro tipo di Boang: quello Yin. Il Boang Yin, a differenza di quello Yang, prende l'energia che gli dona l'avversario. Il Boang Yin ha bisogno del contatto con il braccio avversario per generarsi (anche se pure qui ci sono delle eccezioni).
Il Boang Yin, da noi è chiamato anche Dai Boang (Boang basso), perché mai e poi mai può superare l'altezza della spalla. I 2 tipi di Boang appaiono per la prima volta in modo evidente nella Chum Kiu. Il Boang Yang lo so trova nella sequenza: Lan - giro/Boang. In questo caso infatti il Boang prende l'energia Yang (dalla nostra spalla fino alla linea centrale) e si ferma sulla linea centrale, senza superarla. Il Boang Yin lo si trova più avanti quando si esegue la sequenza: doppio Dai Boang - doppio Tan. Si nota anche la differenza di struttura delle 2 tecniche: il Boang Yang ha un angolo braccio/avambraccio ottuso (maggiore di 90°) e tale rimane anche dopo il contatto. Il Boang Yin ha un angolo braccio/avambraccio acuto (inferiore a 90°) determinato dalla pressione dell'avversario.
I fraintendimenti che si generano tra il mio lineage e gli altri (in testa quello di Leung Ting) sono determinati dal fatto che nel Lineage LT non esiste un Boang Yang, ma esclusivamente Yin. Ecco perché il Boang è utilizzato con la rotazione passiva, ha bisogno del contatto con l'avversario e non supera mai l'altezza della spalla. E' chiaro che volendo tentare un Boang Yang seguendo i principi del Boang Yin ne vien fuori una schifezza che non funziona. Non è mio interesse determinare la superiorità di un tipo sull'altro. E' mia opinione che ogni tecnica ha la sua utilità nel suo giusto contesto.

Applicazioni pratiche
Boang Yang:
Ho detto che il Boang Yang è il primo che viene insegnato e viene utilizzato contro attacchi rettilinei (modello jab-cross) diretti verso la testa. Il 99% delle volte basta a deflettere efficacemente l'attacco. Se invece l'attacco ha talmente tanta energia che il Boang Yang non riesce a deflettere, il Boang Yang si trasforma in Boang Yin. Il Boang Yin viene utilizzato ogni volta che l'energia avversaria è superiore alla nostra e quindi, dopo aver preso contatto con noi, il braccio avversario comincia a schiacciare il nostro.
Esiste una piccola eccezione alla regola del contatto iniziale, ma la situazione è talmente rara che in questo momento possiamo trascurarla.
Fin qui le applicazioni classiche del Boang. Ce ne sono alcune però che vanno oltre i concetti fin qui esposti e che trasformano la "parata" Boang in un attacco.
Il Boang Yang come attacco:
Ogni tecnica del Wing Chun può diventare un attacco e ogni attacco può diventare un pugno. Il Boang non fa eccezione.
Gli "attacchi filtranti":
Nel Wing Chun esistono i cosiddetti "attacchi filtranti" (Tau Lau). Infatti c'è un motto che recita: "Tai Foang Tau Lau Moh Ying Poh Joong" - "Attento agli attacchi a sorpresa, a quelli filtranti e a quelli invisibili che rompono il centro". Gli attacchi filtranti sono quelli che superano anche la struttura avversaria corretta. Non c'è bisogno di un errore. Anche se la struttura della tecnica è corretta, tramite gli "attacchi filtranti" è possibile superare la guardia avversaria "infiltrandosi" appunto nella sua struttura (come l'acqua si infiltra nelle crepe). Un esempio è questo:
  • A e B sono uno difronte all'altro;
  • A tira un pugno diretto;
  • B utilizza il Boang per fermare il pugno di A;
  • A trasforma il suo pugno in un Boang posto sopra quello di B utilizzando il principio di "un Boang per battere il Boang". A mantiene sempre la stessa pressione durante questo movimento per non permettere a B di sfruttare il cambio di pressione. Alla fine del movimento il pugno di A ha superato il Boang di B e può infiltrarsi con un pugno basso tra il Boang e il Wu di B. Non è facile da spiegare, lo so, ma gli attacchi filtranti sono quelli che fanno rimanere più sorpresi quando li subiamo…
Rottura del collo:
Nella Chum Kiu, il primo Boang è utilizzato facendo una rotazione (Lan - giro/Boang) e terminando in Wu/Boang Sau. Un'applicazione di questo movimento è la rottura del collo. La mano del Wu Sau passa sotto l'ascella, afferra la scapola e tira verso di noi. Contemporaneamente il Bong, posto sul mento, spinge in avanti ed in basso, verso il Wu Sau. La testa ruota, si inclina e il collo si rompe.
Il Boang Yin come attacco:
In 2 modi il Boang Yin può essere utilizzato per attaccare: come colpo per rompere il gomito; come chiave articolare al gomito. Colpo per rompere il gomito: Immaginiamo di fare un Lop Sau e di riuscire a portare fuori equilibrio l'avversario facendo stendere il suo braccio. Con l'altro braccio (a forma di Dai Boang) si può colpire il gomito con l'avambraccio del nostro Boang. Chiave articolare: questa è un po' difficile da spiegare a parole. La si applica quando il braccio avversario e steso e posto tra il nostro braccio e il nostro fianco. A questo punto si può effettuare una chiave articolare al gomito con il nostro braccio che ha la forma di un Dai Boang. Il braccio avversario risulta così bloccato tra il nostro fianco (con il polso) e il nostro Boang.

Vito Armenise

L'anello di rattan: Jook Wan

L’anello di rattan (Jook Wan) è uno strumento molto apprezzato e utilizzato nel CRCA Wing Chun.
Le sue dimensioni tipiche variano da 25cm a 28 cm di diametro interno e da 30cm a 33cm di diametro esterno e devono essere adatte al braccio del praticante che dovrà usarlo.
I benefici risultanti dall’uso dell’anello riguardano 3 aspetti distinti:
  1. La “struttura” del praticante;
  2. La coordinazione delle braccia;
  3. Lo sviluppo e l’allenamento di “energie” tipiche del Wing Chun.
La “struttura” del praticante
Nel Wing Chun le braccia hanno un proprio ruolo e una propria posizione in base alla tecnica o alla struttura che si sta utilizzando.
Capita spesso che quando si mostra ad un principiante la posizione delle braccia per allenare alcune tecniche a vuoto, questo non riesca a mantenere il corretto allineamento strutturale. Le braccia sono troppo in alto, troppo in basso, troppo strette, troppo larghe.
Facendo imbracciare il Jook Wan, le braccia sono "costrette" a mantenere il corretto allineamento strutturale. Ad esempio, se i gomiti sono troppo stretti o le mani troppo vicine, il Jook Wan cade. Facciamo qualche esempio.
La coordinazione delle braccia
Una delle caratteristiche del Wing Chun è l’utilizzo contemporaneo delle braccia. Le braccia però non si muovono insieme, in modo coordinato, solo quando si applicano le tecniche “doppie”. Anche le tecniche singole in qualche modo richiedono l’utilizzo contemporaneo delle braccia. Un principiante tenderà, ad esempio, a muovere il braccio avanzato lasciando immobile quello di guardia. In questo modo però, si viene a creare una distanza troppo grande tra le due braccia, rendendo problematica una eventuale difesa. L’uso del Jook Wan forza le braccia ad avanzare ed indietreggiare contemporaneamente, abituando il praticante a far avanzare la mano di guardia ogni volta che la mano avanzata “perde” la sua posizione. Sempre per i principianti, una cosa di difficile assimilazione è che le braccia, muovendosi insieme, devono portarsi dietro una struttura corretta.
Lo sviluppo e l’allenamento di “energie” tipiche del Wing Chun
Un motto del Wing Chun recita: “Yuen Jick Syeung Choy”, che più o meno significa che in ogni movimento c'è una componente rettilinea ed una circolare. Alcuni sono convinti che il Wing Chun usi esclusivamente movimenti rettilinei. Questo non è del tutto vero. La componente circolare c'è quasi sempre. Una delle “energie” sviluppate nel Wing Chun è "Gan Jeep Ging" - Energia che connette. Connette cosa? Una tecnica alla successiva. E' noto a tutti che una prerogativa del praticante del Wing Chun è quella di riuscire a passare da una tecnica ad un'altra in modo fluido, armonico e nel minor tempo possibile. Beh, per poter concatenare 2 movimenti, specialmente se rettilinei, è utile aggiungere una componente circolare. Immaginiamo di dover tirare 2 pugni diretti con lo stesso braccio. Se si utilizzasse esclusivamente il movimento rettilineo si dovrebbe arrivare ogni volta a fine corsa, fermare il braccio e riaccelerare da fermo. Se invece si utilizza un movimento circolare per concatenare il primo pugno al secondo, non si ha bisogno di fermarsi, la concatenazione è più fluida e si può usare il movimento circolare come base di accelerazione a cui agganciare l'accelerazione del secondo pugno. Il movimento circolare è talmente importante che è studiata come “energia”. Si chiama “Juen Ging” – Energia circolare, appunto. A volte è usata da sola, altre volte in combinazione con altre “energie, come ad esempio quando una componente circolare viene aggiunta ad un movimento rettilineo per potenziarlo.
Conclusioni 
Come si è visto, svariati sono gli utilizzi del Jook Wan. Di certo non è uno degli strumenti indispensabili per l’apprendimento del Wing Chun, ma se ben usato porta grandi miglioramenti alla struttura, alla coordinazione e all’uso dell’energia “circolare” in breve tempo.

Vito Armenise

Cosa è il Wing Chun?

Come per tante forme di arte non credo esista una vera propria risposta alla domanda: "Che cos'è il Wing Chun?"

In merito si potrebbe citare il pensiero di Louis Armstrong: “Se devi chiedere cos’è il jazz… non lo saprai mai”.

Quando nel quotidiano, un esterno alla disciplina (specialmente se estraneo al mondo delle arti marziali) si avvicina ad un praticante con questa domanda, le risposte che si sentono più spesso cadono nella banale formula sportiva/esteriore: "un'arte marziale, uno stile di Kung Fu cinese"... e non di rado, chi risponde potrebbe sentir controbattere ..."Ah, si, come il Karate!"

In realtà non credo vada bene neanche una definizione enciclopedica, dato che non chiarirebbe comunque le idee alla massa: non serve a molto spiegare le caratteristiche di uno stile di Kung-Fu, o la sua origine, se a monte non si ha chiaro per primo il concetto di Kung-Fu (o Gong-Fu / Gung-Fu che trascrivere si voglia).

Ho assistito a diverse persone che rispondevano alla "domanda" ed ho notato che il quesito potrebbe essere trasposto come fosse un Koan: si possono trovare novizi che risponderebbero: "è Kung Fu!" ed esperti che sarebbero quasi ostacolati dal livello di consapevolezza e non riuscirebbero a rispondere, seppure, come tanti grandi maestri semplicemente risponderebbero: "è Kung-Fu!".

Personalmente, la risposta che mi piace maggiormente è: "uno strumento" ma non credo sia opportuno scrivere delle righe qui, adesso, per riportare tutto ciò che può essere il Wing Chun. Di conseguenza, probabilmente sarebbe meglio chiarire cosa NON è il Wing Chun, per evitare che possa essere scelto come "strumento sbagliato" per il lavoro che si vuol portare a termine:
  • Non è picchiarsi su un ring (sebbene a volte lo si possa vedere su ring);
  • Non nasce come percorso fisico (praticato per scopi estetici è uno spreco di tempo);
  • Non è il sistema definitivo per la difesa personale (sebbene possa essere fondamentale per difendersi);
  • Non è la verità unica ed assoluta (come percorso può accrescere tante qualità fino a diventare quasi uno stile di vita ma non si pone come presupposto esistenziale).
Per scoprire cosa è il Wing Chun, rimanderei ognuno ad una personale (seppur breve) "ricerca" (virgolettato perchè non bastano letture e teorie, servono almeno un po' di sudore e pratica), potrebbero venirne fuori infinite possibilità… o giusto una "piccola idea".

Vincenzo De Virgilio

La "strategia progressiva"

Spesso gli insegnanti si sentono rivolgere domande del tipo: "Cosa prevede il Wing Chun contro questa o quest'altra tecnica?". A queste domande spesso viene data un'unica risposta, probabilmente dettata dallo "scenario" presentato dall'allievo e dall'esperienza dell'insegnante.

Fin qui nulla di male, se non fosse che la risposta data ad una domanda specifica, in un contesto/scenario preciso, diventa con il tempo LA risposta a quella particolare tecnica. Qui nasce il problema: si crea una "anti-tecnica". Da quel momento in poi, si cercherà di far funzionare questa "anti" tutte le volte che si presenta la tecnica da parte dell'avversario. Però dato che le varianti in combattimento sono tantissime, questa unica soluzione la maggior parte delle volte non funziona.

Cosa fare allora? Per prima cosa seguire la strategia del Wing Chun. Il sistema non ha mai contemplato "tecniche pure" nelle sue teorie sul combattimento. Anzi, la prima cosa che è stata fatta è creare un'astrazione delle tecniche, dei modelli su cui costruire delle strategie. Un modello racchiude una serie più o meno ampia di tecniche che hanno caratteristiche comuni. Studiare quindi una strategia per un modello, significa studiare una strategia valida per più tecniche. Altra cosa importante: Il Wing Chun non ha mai una sola risposta. In base allo scenario che si presenta, o che varia, il praticante di Wing Chun si adatta e cambia strategia, come recita il motto:"Essere all'erta e adattarsi alle situazioni, permette il massimo risultato con il minimo sforzo".

Per farsi un'idea di come si possa rispondere ad qualsiasi un attacco avversario utilizzando un modello al posto di una vera e propria tecnica, si può prendere in considerazione il seguente, che io ho chiamato "strategia progressiva". Analizza una serie di "risposte strategiche", ad un qualsiasi tipo di attacco avversario, in una progressione che va dalla risposta "migliore" a quella "peggiore". Quale di queste strategie verrà usata in combattimento dipende da una serie di fattori che dipendono in egual misura da noi e dal nostro avversario.

Ecco quindi il modello espresso in passi progressivi:
  1. Fare in modo che l'avversario non sia in grado di portare il colpo; 2. Se il colpo parte, introdurre un "disturbo";
  2. Se non è stato possibile introdurre il "disturbo", cercare di evitarlo (schivarlo);
  3. Se non è possibile evitarlo (schivarlo), bloccarlo;
  4. Se non è possibile bloccarlo, fare in modo, per quanto è possibile, che l'attacco impatti lì dove siamo condizionati in modo da aumentare le possibilità di incassarlo con meno danni possibile.
Una volta acquisito il modello, lo si può applicare ad una qualsiasi tecnica.

Un esempio pratico: L'avversario tira un low kick...

1) Fare in modo che l'avversario non sia in grado di portare il colpo Come faccio a non fare in modo che parta un low kick? il Wing Chun, che ama il contatto con l'avversario, ci consiglia di stargli addosso e pressarlo. Pressarlo sì, perchè il semplice contatto non serve a nulla! Bisogna pressare l'avversario sia sopra, sia sotto, in modo che lui sia in una situazione di precario equilibrio e costantemente in difesa.

...Però, lui riesce a divincolarsi e mi "spara" il low kick...

2) Se il colpo parte, introdurre un "disturbo" Il "disturbo" è una qualsiasi azione che abbia come risultato la vanificazione dell'attacco e, possibilmente, il raggiungimento di una posizione di vantaggio "strutturale" sull'avversario.

Ce ne sono diversi:
  • Chiusura della distanza, entrata nella guardia;
  • Colpo di arresto. Colpisco l'avversario d'incontro;
  • Trapping con controllo/distruzione del suo equilibrio.

...Ho perso il tempo del disturbo...
 
3) Se non è stato possibile introdurre il "disturbo", cercare di evitarlo (schivarlo) Anche se è vero che nel Wing Chun vige la regola che avere il contatto con l'avversario è vantaggioso e "migliora la situazione", questo non vuol dire che il contatto deve essere con la sua "bordata". Ci sono volte in cui è meglio evitare il contatto iniziale e magari rientrare in un secondo momento.

Il low kick ne è un buon esempio. Va bene quindi:
  • Un uscita laterale;
  • Arretramento;
  • Spostamento indietro della gamba "bersaglio".

...E se rimango lì come un salame? 

4) Se non è possibile evitarlo (schivarlo), bloccarlo Qui cominciano le dolenti note. E' arrivato il momento di prendere contatto con l'attacco in modo violento sui nostri arti, che si spera siano sufficientemente condizionati da sopportare l'impatto. Dato che le strategie precedenti non hanno avuto successo, questo blocco con gli arti è l'ultimo baluardo della difesa prima del bersaglio.

La speranza è che comunque non ci si ritrovi a fare il blocco veramente da fermi e che qualcosa delle strategie su menzionate sia stato eseguito: un minimo di disturbo, un minimo di spostamento... Qualsiasi cosa che ci consenta di non stare lì ad impattare con il massimo della potenza del colpo.

...Accidenti, è un campione!

5) Se non è possibile bloccarlo, fare in modo, per quanto è possibile, che l'attacco impatti lì dove siamo condizionati in modo da aumentare le possibilità di incassarlo con meno danni possibile Per quanto possiamo sforzarci, ci saranno sempre attacchi che non saremo riusciti a fermare in alcun modo. Il condizionamento di alcune parti del corpo che sono in grado più di altre di assorbire colpi e l'allenamento maniacale a proteggere in tutti i modi i punti più sensibili, ci può fornire l'ultima ancora di salvezza in un momento tanto delicato. Nel caso specifico del low kick, il condizionamento ovviamente riguarda la coscia che deve essere allenata a sopportare bordate, in modo da non crollare al primo calcio.

Ps. Un'ultima osservazione: anche se l'ordine che ho dato alle strategie e quello che io ritengo migliore, nell'addestramento è bene seguire il senso inverso.

Il migliore è anche il più difficile e quindi quello che più raramente va a buon fine. Quindi in addestramento è bene partire dall'evento più probabile e tecnicamente peggiore per poi arrivare a quello meno probabile, ma tecnicamente superiore.
Vito Armenise

Metodiche di sparring

Lo sparring non è un combattimento. E’ l’anello di collegamento tra i drill e il combattimento (test libero).

Non si può passare dallo studio dei drill, collaborativi e prevedibili, all'applicazione libera con un avversario assolutamente non collaborativo. Ci si ritrova sempre in un elemento che non si conosce, arrivano i colpi (e forti) e per paura di prenderne troppi si cerca di fare il meglio che si può: cioè tirare colpi scomposti cercando semplicemente di darne di più dell’avversario.

Al test libero si deve arrivare per gradi. Bisogna man mano allenarsi in drill meno collaborativi, in cui non si allena più la tecnica in sè, ma la sua applicazione in termini di distanza, timing applicato all'avversario e stress.

Lo sparring diventa quindi non più un test, un combattimento, ma uno studio vero e proprio in cui si familiarizza sempre di più con un avversario vero. Essendo uno studio, lo stress è controllato e tarato, di volta in volta, sulla singola sessione. C'è quindi la possibilità di allenare anche altre "tecniche" e strategie del sistema che non siano i pugni a catena, i ganci smanacciati e l'entrata "da toro" per chiudere per forza la distanza.

Le sessioni di studio dello sparring hanno come scopo imparare a gestire l'avversario e lo stress del combattimento. In questo modo il praticante impara a liberarsi dei drill e ad applicarli in un contesto più libero. Ci sono differenti tipi di sparring ed in base a questi si determinano anche le protezioni da indossare.

Lo sparring può essere condizionato (situational sparring) o libero (all out sparring).

In quello condizionato si pongono delle regole iniziali a cui i due atleti devono attenersi. Si possono allenare, in una condizione da laboratorio, strategie, distanze e tecniche. Nello sparring libero è possibile utilizzare l'intero bagaglio tecnico-strategico.

Lo sparring condizionato si divide in: live drill, distanze, strategie.

I fattori comuni a tutti i gruppi sono:
  • La velocità e la pesantezza dei colpi è predeterminata e le protezioni sono calibrate su di loro;
  • L'avversario non è mai collaborativo, nel senso che anche nello sparring regolamentato fa di tutto per non subire la tecnica. 

Le protezioni dipendono dalla tipologia di sparring che si vuole allenare. Le classiche sono: paratibie, conchiglia e paradenti. Le protezioni delle mani possono invece variare:
  • Guantini mma;
  • Guantini a dita aperte ma con protezione extra delle nocche;
  • Guantoni da 10 once.

Se lo sparring è particolarmente intenso, si aggiunge il caschetto. Guardiamo ora in dettaglio i gruppi dello sparring condizionato.

Live drill  Studiando il Wing Chun si apprenderanno una serie di drill. Ogni drill, dal più semplice al più complesso, può essere applicato in un contesto "live" con un avversario che non collabora più alla sua buona riuscita.

Fase pre-drill
In questa fase il praticante prende confidenza con gli attacchi e le difese semplici. Per difese semplici intendo coperture e schivate. A questo livello, lo sparring è singolo attacco (di braccia o gamba) e difesa semplice in copertura o schivata. Questa sarà la base su cui tutto il resto verrà innestato.

Un esempio di Drill: Straight punch drill (esercizio dei pugni diretti)
Scopo: Intercettare i pugni diretti dell'avversario con tecniche Yang (pock, jom, gum, etc.). Allenamento base del trapping. Fotwork applicato: nel drill base solo Choh Ma (rotazione). Cosa accade alla linea centrale: Non varia. Il vantaggio di linea centrale viene acquisito attraverso la tecnica Yang.
  • Azioni del partner A: Esegue pugni continui diretti, con rotazione.
  • Azioni del partner B: Esegue tecniche Yang con rotazione per intercettare (e deflettere) i pugni avversari.

Esecuzione "live" (A)
I due praticanti sono in guardia libera e a distanza. Il footwork è libero. I pugni sono portati a bersaglio.
  • Azioni del partner A: Chiude la distanza ed esegue uno o più pugni diretti.
  • Azioni del partner B: Cerca di applicare il drill il maggior numero delle volte possibile. Se non riesce ad applicare il drill, può rifugiarsi nelle difese base (schivate e coperture).

Esecuzione "live" (B)
I due praticanti sono in guardia libera e a distanza. Il footwork è libero. I pugni sono portati a bersaglio.
  • Azioni del partner A: Chiude la distanza ed esegue uno o più pugni di qualsiasi genere. Per chi è più avanti con la pratica èpossibile inserire anche le tecniche di gamba.
  • Azioni del partner B: Attacca liberamente ed in fase difensiva cerca di applicare il drill il maggior numero delle volte possibile. Se non riesce ad applicare il drill, o per le tecniche diverse dai pugni diretti, può usare le difese base (schivate e coperture)

Questa struttura di allenamento si può applicare a qualsiasi drill.

Allenamento delle distanze Qui cominciamo a separarci dal concetto "drill", per allenare uno scenario prestabilito. Per farlo i praticanti potranno utilizzare tutti i drill di loro conoscenza.
Per allenamento delle distanze intendo sessioni dedicate e fissate ad una distanza specifica.Quindi ci saranno sessioni di calci, di pugni e di chee sau. Questo serve a far comprendere al praticante che cosa succede ad una particolare distanza. Quali sono i punti forti e quali quelli deboli.In questa fase è contemplato e allenato il chee sau libero.

Allenamento delle strategie Qui si mettono insieme e si raccolgono i frutti dei due lavori precedenti. Si danno dei ruoli ai praticanti e si cerca di mettere in atto una strategia contro qualcuno che fa di tutto per non farsela applicare.
Alcuni esempi:
  • Allenamento di distanze: inteso qui come cercare di acquisire una determinata distanza contro qualcuno che non collabora (es. chiudere su qualcuno che vuole mantenerla lunga)
  • Cercare di applicare il trapping;
  • Cercare di pressare l'avversario ed arrivare ad utilizzare il chee sau;
  • Etc.
Vito Armenise

Cicli degli elementi di sviluppo

Un concetto fondamentale che riguarda lo sviluppo, il cammino che ogni praticante dovrebbe seguire per migliorare, è il concetto dei cicli degli 8 elementi di sviluppo interno ed esterno.

Sono degli step, o dei percorsi, ed ogni praticante di Wing Chun dovrebbe seguirli; quattro riguardano lo sviluppo esterno, quattro quello interno. In questo caso per "esterno" si intende ciò che è fisicamente visibile, tecnico. Per "interno" si intende ciò che non è fisico o tecnico, ma mentale. In questo concetto non è contemplato quindi il Chi.

I 4 elementi di sviluppo esterno sono: tecnica, potenza, timing, angolazione.

Il primo elemento che un praticante dovrebbe studiare è la tecnica, come semplice gesto atletico.
La tecnica da sola però non è efficace in combattimento. Serve un altro elemento, che però può essere aggiunto solo se il gesto tecnico è corretto.
Una volta acquisito il gesto tecnico si può prendere in esame il secondo elemento: la tecnica può essere supportata da forza/energia/potenza che dir si voglia. Tecnica e potenza però ancora non bastano per rendere efficace il gesto.
Serve il terzo elemento, che può essere preso in esame solo dopo che gli altri 2 sono stati acquisiti: il timing. Se io faccio la tecnica giusta, con la giusta potenza, ma sbaglio il tempo, il tutto va a rotoli.
Ma ancora non basta. A chiudere tutto c'è il quarto elemento: la giusta angolazione (intesa nel senso più ampio del termine). Se faccio la tecnica giusta, con la giusta potenza, il giusto timing, ma sbaglio gli angoli, non sarò "efficace" (e per efficacia non intendo "andare al bersaglio", ma rispettare i principi del sistema).

Però ora accade qualcosa di strano: se faccio la tecnica, con la giusta potenza, il giusto timing. e la giusta angolazione, migliorerò anche la tecnica (e il cerchio si chiude), che mi porterà ad usare meglio la potenza, etc…

I 4 elementi di sviluppo interno: come detto prima, gli elementi interni non sono "fisicamente" visibili all'esterno, ma vanno ad agire sulla sfera mentale/emozionale del praticante. 
Essi sono: vuoto, immobilità, radicamento, morbidezza.

Il primo elemento è il vuoto mentale. Fondamentale! Noi siamo come delle lavagne su cui vorremmo scrivere durante la pratica. Se la lavagna è già piena (paure, pensieri, lavoro) lo spazio su cui scrivere è molto poco. Come prima cosa, dobbiamo quindi ripulire il più possibile la nostra "lavagna".
Solo se siamo vuoti, possiamo passare al secondo elemento, l'immobilità. Per riuscire a stare perfettamente immobili, bisogna per forza di cose essere calmi. Riuscireste a far star ferma una persona in uno stato di panico o di ira?
L'immobilità è la chiave che conduce al terzo elemento: il radicamento (sinkness, come lo chiama R.Williams). Il radicamento ci è utile per migliorare il nostro equilibrio e, specialmente, a rendere più profonda la nostra respirazione. Avete mai notato come cambia la vostra respirazione in base al vostro stato d'animo?
Se siamo arrivati a questo punto e siamo riusciti a svuotare la mente, siamo in grado di rimanere perfettamente immobili e radicati, possiamo avere accesso al quarto elemento: la morbidezza/elasticità ("softness"). Morbidezza è un termine di difficile spiegazione e a volte "elasticità" rende meglio. Forse la si dovrebbe chiamare "elasticità morbida". Non ha nulla a che fare con la morbidezza/elasticità/cedevolezza tecnica che normalmente si studia nel Wing Chun. E' un atteggiamento mentale. E' la condizione che ci permette di avere una consapevolezza tale da poter leggere immediatamente la situazione e di poterci adattare. Ad esempio, quante volte di fronte ad un problema difficile vi siete detti:"ok, calmiamoci" e poi avete trovato la strada giusta per risolverlo? Anche qui, però accade la stessa cosa dei 4 elementi esterni: se riesco ad essere vuoto, immobile, radicato ed elastico/morbido, sarò in grado di essere ancora più vuoto, che mi permetterà di raggiungere un'immobilità superiore, che aumenterà il mio radicamento, che mi farà essere ancora più elastico... e così via in un circolo virtuoso.

Si può facilmente capire che gli elementi di sviluppo interno non toccano la tecnica direttamente, ma la influenzano comunque pesantemente "dall'interno" appunto.

E' anche facile da capire che gli elementi di sviluppo interno non si possono solo applicare all'arte marziale, ma a qualsiasi cosa.

Vito Armenise