The iron octopus

Ecco "The Seef" alle prese con la versione in metallo della sua variante del Mook Yan Joang.

L'oggetto è stato realizzato in Germania e spedito negli USA come regalo da parte di Mario Lopez, che ha invitato gli studenti a firmarlo durante il seminario di febbraio 2016 a Duisburg.



Duisburg, 19-22 Febbraio 2016


Bellissima esperienza in Germania, dove il team italiano è stato nuovamente ospitato dal maestro Mario Lopez per un week-end ricco di Wing Chun e divertimento, condiviso con amici riuniti da ogni parte del mondo.

Sempre soprendente Sifu Randy Williams che, ancora una volta, ci ha regalato due giornate di seminario ricche ed interessanti, infiniti consigli, ed un bicchiere di vino per celebrare i risultati ottenuti!














Le forme


Prima forma a mani nude: Siu Leem Tau - La “Siu Leem Tao”, o forma della "piccola idea”, è la prima delle tre forme a mani nude di questo stile ed insegna al praticante le tecniche ed i principi di base che compongono il sistema Wing Chun. Essa racchiude i concetti fondamentali per una corretta impostazione dello stile, insegna la "posizione di base" la teoria della linea centrale, come rimanere rilassati in movimento, e come radicare la struttura per "affondare" correttamente il peso del corpo. La Siu Leem Tau fornisce inoltre una panoramica completa sulle potenzialità del sistema Wing Chun.




Seconda forma a mani nude: Chum Kiu - Una volta che il praticante rende efficiente ciò che viene studiato al livello della prima forma, questi progredisce verso la sconda forma chiamata “Chum kiu”, il suo significato "Ricerca del ponte" fa riferimento al contatto tra le braccia, che nel metodo di combattimento viene visto appunto come un “ponte”. Essa analizza in maggior dettaglio la teoria della linea centrale aggiungendo altri elementi importanti come ad esempio la linea centrale orizzontale e le linee di attacco e difesa. Nella Chum Kiu si studiano inoltre la rotazione ed i movimenti della posizione e nuovi modi per utilizzare i principi acquisiti in precedenza, l'energia e le tecniche, includendo anche uno studio approfondito sulle tecniche di gamba, sul trapping, sul timing e sui principi Yin/Yang.

Terza forma a mani nude: Biu Jee - La terza ed ultima forma a mani nude di questo stile è la “Biu Jee”, il cui significato è “dita lanciate/sparate” (Biu=Sparare / Jee=dita). Viene studiata dopo i primi 60 movimenti della forma all'uomo di legno. Essa è la forma più avanzata dello stile che racchiude i principi più tecnici come ad esempio una serie di tecniche da applicare in caso di emergenza o dei principi per massimizzare l'efficacia delle dinamiche del corpo ed infliggere maggiori danni all'avversario. Al livello della Biu Jee, la pratica del Chi Sau (iniziata con il Don Chi Sau a livello Siu Leem Tau, e proseguita a due mani a livello Chum Kiu), viene allargata all'utilizzo delle gambe tramite il Chi Gyeuk e viene incluso anche il combattimento al suolo.


Forma all'uomo di legno: Mook Yang Joang - Il famoso “uomo di legno” o “wooden dummy” è tipico del Wing Chun. La forma, divisa come le altre in 108 movimenti, viene completata con gli ultimi 48 movimenti solo dopo aver studiato la terza forma a mani nude Biu Jee. L'uomo di legno, oltre a condizionare le braccia del praticante, migliora l'indirizzamento delle tecniche ed il concatenamento delle stesse. Gli errori strutturali del praticante vengono evidenziati da una struttura le cui angolazioni sono perfette e questo permette di correggere l'applicazione durante la pratica.
Forme con armi: bastone lungo - Nell'allenamento con il bastone, tramite gli scatti eseguiti ad arma impugnata, si sviluppa Ngahn Ging, un'energia elastica che torna utile nel combattimento a mani nude. I movimenti del bastone trovano inoltre riscontro in leve agli arti che, in determinate situazioni, vengono manipolati nella stessa maniera. Le armi portano inoltre il praticante ad utilizzare la focalizzazione del Chi con una maggiore precisione.



Forme con armi: coltelli a farfalla - Nello stile Wing Chun esistono due armi, ciascuna con la propria forma dedicata: il bastone lungo conosciuto come “Look Deem Boon” Gwun (palo di sei punti e mezzo) & le due lame corte con ganci, conosciute come “Bot” Jom Doh (spade dagli otto tagli) o coltelli a farfalla. Nelle due forme sono rispettivamente racchiusi i principi del combattimento con queste armi, tuttavia, alcuni principi, come ad esempio gli spostamenti che rafforzano la posizione, vengono estratti e portati nel combattimento a mani nude.





Forma con l'anello in rattan: "Jook Wan"  - Una forma dedicata, eseguita con questo anello, permette ai praticanti di allenarsi nell'esecuzione dei movimenti a vuoto (tipo shadowboxe) migliorando il passaggio da una tecnica all'altra ed enfatizzando il movimento circolare, talvolta nascosto nelle tecniche. Il Wing Chun infatti si avvale spesso di movimenti multidirezionali che comprendono una componente circolare. La circolarità di determinati movimenti è fondamentale ad esempio per una corretta “pulizia”della linea centrale, e per il corretto sviluppo delle dinamiche che coinvolgono energia centrifuga o centripeta.

La "pazienza" ed il Wing Chun

I concetti sulla pazienza sono disseminati nelle forme, nei motti e nei drills.

Ecco alcuni esempi:

Forme
Nella SLT che pratico io la parte della Sam Bai Fut si pratica con una respirazione particolare e molto molto lentamente. Uno dei motivi per cui la si esegue molto lentamente è proprio per sviluppare pazienza. 
 
Ne ho continua dimostrazione quando la insegno a dei nuovi allievi: cercano sempre di accelerare un pochino perché... vogliono finire presto.

Motti
Il primo che virnr in mente è questo: "fa' il primo movimento per ottenere il controllo...".
Che significa? Che tutti sono portati a forzare i tempi, a lanciarsi a pesce pur di vincere subito. La cosa più strana è che più uno è preda della rabbia, più si lancia sull'avversario senza controllo.

Il Wing Chun consiglia che prima di tutto deve essere acquisita una posizione di vantaggio, di controllo, di sicurezza, e da lì poi lanciare gli attacchi. Che c'entra la pazienza in questo? Cos'è la pazienza se non la capacità di mantenere il controllo della situazione in modo da identificare il momento favorevole all'azione?

Drills
I drills, come sappiamo, sono l'applicazione di concetti e teorie del sistema. Quindi da qualche parte dovremmo trovare l'applicazione della pazienza. E subito subito la troviamo nel Chi-Sao.

Cos'è il Chi-Sao se non un allenamento al controllo dell'avversario aspettando l'occasione giusta per colpire?

Molte volte i maestri dicono agli allievi: "pazienta, non forzare per la voglia di colpire per forza.

Un altro motto del Wing Chun dice infatti:"non avere fretta di colpire".

Vito Armenise

Applicazione del Wing Chun alla vita quotidiana

Il Wing Chun si porta dentro principi taoisti e buddisti. Questa cosa può aiutare nella vita di tutti i giorni? Sì e no.
  • Primo, non è necessario conoscere il buddismo o il taoismo per vivere meglio. Perché dovrebbe? Abbiamo abbastanza filosofia qui in occidente per vivere benissimo.
  • Secondo, che sia orientale o occidentale, è che la semplice conoscenza teorica di concetti e/o precetti non serve a nulla. Normalmente si è alla ricerca di risposte a domande che ci poniamo su come migliorare la nostra vita. Il problema è che conoscere una risposta non cambia la nostra vita in alcun modo e poiché non la cambia, spesso si cerca un'altra risposta perché si pensa che quella precedente non abbia funzionato.
Quello che a volte non si comprende è che le risposte filosofiche sono il risultato finale di una ricerca esistenziale. Per questo, quello che bisogna cercare è una specie di "tecnica esistenziale" che ci costringa a lavorare su noi stessi per raggiungere quello che alcuni chiamano "rivoluzione umana". Delle filosofie, occidentali o orientali che siano, bisogna prima di tutto distinguere e separare i concetti che servono a descrivere la realtà da quelli che permettono all'uomo di operare la sua "rivoluzione".
  • Un esempio filosofico (tratto dal buddismo): una cosa è sapere il concetto di causa ed effetto (che descrive il perché di alcuni fenomeni tra cui il karma), un'altra è capire come meditare. Il concetto di "causa ed effetto" dà la spiegazione di un fenomeno, ma non aiuta in nessun modo a diventare padroni del nostro karma. Qui entra la meditazione, che non dà alcuna risposta, ma spiega un metodo che porta alla comprensione "esistenziale", non "mentale", della legge di causa ed effetto e in questo modo al potere di gestirla.
  • Un esempio marziale: se la forza avversaria è maggiore, cedi. Una cosa è capire mentalmente questo concetto che ti dice, giustamente, di non forzare contro uno più forte di te, ma non ti dà alcuna indicazione su come fare. Per imparare in modo "esistenziale" ad applicare quel concetto serve un metodo: il Chi-Sao.
Quindi, più che "sapere", bisogna "fare".

Vito Armenise

Leen Wan Kuen: pugni a catena

I pugni a catena si incontrano per la prima volta nella Siu Leem Tau; si chiamano "Leen Wan Luen", cioè pugni a catena continui, sono la penultima tecnica (l'ultima è Sau Sick), e poiché La Siu Leem Tau contiene i "concetti" che regolano il Wing Chun, anche il penultimo concetto. Perché in fondo alla forma? Perché dopo aver spiegato le altre tecniche ed i concetti di base, la forma dice: tutto ciò che ti ho mostrato finora può essere sia eseguito singolarmente, ma può essere anche concatenato!
Come ogni cosa del Wing Chun, anche i pugni a catena cambiano a seconda della profondità dei nostri "occhi" e si potrebbero definire 3 livelli di comprensione:
1) I pugni a catena sono una semplice tecnica. Si studia quindi il come eseguirla ed il quando è opportuno e "sicuro" eseguirla;
2) Il pugno (Kuen) perde di importanza e ci si concentra sulla catena continua (leen wan). Molto spesso nelle forme il pugno è utilizzato come "tecnica base", ma in realtà altre tecniche di attacco possono prendere il suo posto senza che il concetto espresso sia modificato. Leen Wan Kuen è un ottimo esempio. Non è detto che solo i pugni possono essere concatenati. L'importante non è infatti la tecnica, ma il concetto di concatenazione. Quindi si possono usare "Leen Wan Jyeung" (palmi a catena), "Leen Wan Fak Sau" e così via. Ogni attacco è potenzialmente concatenabile;
3) Il concetto Leen Wan viene studiato in modo profondo. Perché si chiama "catena continua"? I pugni, visto che sono tirati in sequenza, potevano essere chiamati semplicemente Leen Kuen - Pugni continui, ed il concetto sarebbe stato chiaro ugualmente. Invece no. Si è utilizzato il termine "catena"... perché? Ogni anello ha una relazione con il suo successore e il suo predecessore. Ecco perché il termine "catena". Tra le tecniche ci deve essere una relazione. A questo punto "Leen Wan Sau" potrebbe essere definito come "tecniche di mano eseguite continuamente che hanno tra di loro una relazione di qualche genere". Definire questa relazione è abbastanza lungo, ma con un paio di esempi sarà possibile capire il concetto e scoprire da soli il resto delle relazioni. In fondo ciò che sto dicendo non sarà nuovo per nessuno. Tutti diranno: "ma io queste cose le faccio già". La mia risposta è:" E' chiaro! Altrimenti non faresti Wing Chun!"
Tornando alle relazioni tra le tecniche, dobbiamo prima definire 2 macro relazioni nel Wing Chun:
1)Quella propria, o "a vuoto", senza partner o come la si vuol chiamare;
2)Quella con L'avversario.
Il concetto "Leen Wan" nella "relazione propria", si concentra sul come eseguire una sequenza di tecniche in modo che:
  • Il passaggio da una tecnica all'altra sia il più fluido possibile;
  • Che la fine di una tecnica sia il caricamento della successiva;
  • Che ogni tecnica rispetti le teorie del sistema, prima tra tutte quella della linea centrale, ma anche le altre non sono meno importanti;
  • Che l'equilibrio sia sempre mantenuto;
  • Che venga espressa sempre la maggior potenza possibile.

Il concetto "Leen Wan" se è presente l'avversario cambia? Si e no. Ovviamente tutti i punti precedenti devono essere rispettati, ma si aggiunge una relazione che quando si è da soli non è possibile considerare: l'avversario stesso.

L'ultima relazione di Leen Wan è: "la tecnica del mio avversario determina la mia tecnica."

Vito Armenise

Ganci o attacchi dall'esterno

Punti di forza e vantaggi di questi attacchi:è utile cominciare dal definire quali sono i vantaggi dell'usare dei colpi esterni alla linea centrale, specialmente se ci è stato detto in continuazione che è sempre corretto tirare gli attacchi su questa linea.
Cominciamo dunque col dire che non sempre la via più breve tra due punti è la linea retta. A volte siamo portati così tanto ad accettare come dogma un principio che non ci pensiamo sopra per niente e lo prendiamo così com'è, come fosse oro colato. 

Un esempio per chiarire: se io sono in via X e voglio andare in via Y, cercherò di trovare la via più breve per farlo; la via più breve però non potrà essere in linea retta, ma dovrà tener conto degli ostacoli (i palazzi) che si frappongono tra me e la mia destinazione. Nel combattimento accade più o meno la stessa cosa. Non è detto che io possa raggiungere il bersaglio (la testa ad esempio) seguendo la linea retta. E' quasi sicuro che lungo questo percorso ci siano degli ostacoli (la guardia) che io devo evitare. Come posso evitare questi ostacoli? Uno dei modo è "aggirarli" e attaccare il bersaglio dall'esterno. A questo punto la linea curva è diventata la "via più breve".
Certo, con l'ottica del Wing Chun, potremmo dire: "ok, ma lui si scopre e noi potremmo attaccare sulla linea che ci lascia libera". Giustissimo, ma posticipiamo le "risposte del Wing Chun" a più tardi e guardiamo solo l'aspetto "attacco circolare" per il momento, ricordiamoci che questo viene sempre tirato con un occhio alla "difesa d'incontro". E' molto difficile che qualcuno ci tiri un gancio, lasciando la guardia sguarnita e magari sbilanciandosi pure.
Gli attacchi circolari poi, molto raramente vengono eseguiti come "primo attacco" da lontano. Se vengono utilizzati in questo modo è per prendere di sorpresa un avversario, ma ripeto, non è la norma.
I ganci (per prendere l'attacco circolare per eccellenza) vengono tirati sempre all'interno di una combinazione di colpi che mirano a chiudere la distanza e aprire il bersaglio al colpo.
Oppure vengono tirati quando c'è la separazione dal clinch: noi 2 stiamo attaccati, ci stiamo separando e appena ho le mani libere, ti sparo un gancio che è esterno alla tua vista. Sì, perchè i ganci vengono spesso da un'area che non è visibile se tirati da vicino. Noi ce ne possiamo accorgere dalla "struttura" dell'avversario o al max dalla sua spalla, ma vedere il pugno che esegue il gancio quando stiamo vicini all'avversario è quasi impossibile.
Gli attacchi circolari sfruttano la forza centrifuga. Più velocemente riesco a ruotare, più forte sarà il mio gancio. Abbiamo quindi un attacco che aggira la guardia, quasi invisibile e che sfrutta una legge fisica più che quella muscolare. Un bell'attacco, no?
Difesa:
La difesa da questo attacco deve tener conto dei suoi punti di forza (per stargli alla larga) e sfruttare i suoi punti deboli. Certo, perchè ci sono sempre dei punti deboli. Un motto del Wing Chun recita "Bak Gai, Bak Jeet" , ovvero "100 attacchi, 100 risposte".
Guardiamo i punti deboli di questa tecnica.
  • Venendo dall'esterno, lascia effettivamente un vuoto al centro, che è possibile sfruttare;
  • Se va a vuoto, lascia l'avversario fuori equilibrio, seppur per una frazione di secondo;
  • La forza di impatto diminuisce quanto più io mi avvicino alla sorgente del movimento. Per meglio spiegare, la maggior forza di impatto del gancio è sulla mano. Più ci avviciniamo alla spalla, meno forza andiamo a contrastare.
E' su questi punti che si deve basare la difesa. Prendiamo in esame ognuno di questi punti:
  • Venendo dall'esterno, lascia effettivamente un vuoto al centro, che è possibile sfruttare.
Qui può entrare il principio della linea retta - percorso più breve. Se io riesco a partire nello stesso istante del mio avversario e abbiamo la stessa velocità, allora io arrivo prima. Prima dove? Si spera al bersaglio. E' però a mio avviso la strategia più pericolosa. Per funzionare ha infatti bisogno di:
  1. un tempismo perfetto: devo partire nello stesso istante;
  2. Almeno uguale velocità di esecuzione. E qui bisogna aggiungere che devo essere anche a parità di massa spostata. Cioè, se il mio avversario muove braccio e corpo (per avvicinarsi), allora io ho la possibilità di muovere, ad almeno pari velocità, braccia e corpo. Se però lui muove solo il braccio (perchè la distanza ideale l'ha già raggiunta) io devo muovere solo il braccio se posso essergli uguale in velocità. Se muovessi il corpo, infatti, diventerei di gran lunga più lento. Solo una cosa potrebbe salvarmi per muovere il corpo (la mia parte più lenta) su un movimento di solo braccio (la sua parte più veloce): prendere contatto con il suo braccio e farmi spostare dalla sua azione. Questo lo rallenterebbe, perchè dovrebbe fisicamente spingermi e mi direbbe direzione e quantità di forza che sta imprimendo all'attacco per determinare il mio spostamento, che in questo caso sarebbe dettato direttamente dal mio avversario.
  3. Colpire il bersaglio o almeno acquisire una posizione di controllo. Non basta evitare il gancio o controllarlo se poi stiamo lì fermi davanti a lui. E' necessario interrompere l'azione. Questo lo si fa o colpendo il bersaglio (possibilmente la testa) e mettendolo fuori equilibrio per non permettergli di tirare altre bordate, oppure se impattiamo contro la sua guardia, dobbiamo acquisire il controllo della situazione per evitare di essere nuovamente sotto attacco e cercare di ribaltare la situazione a nostro vantaggio.
Il vantaggio di questa soluzione è che ribalta immediatamente i giochi e consente di attaccare nello stesso momento in cui veniamo attaccati.
Personalmente sono riuscito ad applicare questa strategia solo quando il mio avversario era molto inferiore a me. Sia che mi attaccasse da lontano sia che lo facesse da vicino (disimpegnandosi dal clinch e facendomi sfruttare il Lat Sau Jick Choong), evitava (per imperizia) di alzare la guardia e rimaneva troppo fermo con la posizione. Con avversari più "interessanti", non ho mai avuto l'occasione di applicarla. Troppo furbi, veloci e coperti.
  • Se va a vuoto, lascia l'avversario fuori equilibrio, seppur per una frazione di secondo.
Poichè il gancio sfrutta la forza centrifuga, se non raggiunge il bersagglio è difficile fermarlo senza scomporre per un attimo la posizione. Ecco uno dei vantaggi di mandare a vuoto gli avversari. Il secondo sta nel fatto che non impattando con lui, non rischiamo di farci male. Ahimè, per noi del Wing Chun c'è anche una nota negativa: Il sistema ci esorta a prendere contatto fisicamente con il nostro avversario in modo da ottenere un controllo maggiore sulle sue azioni e "mandarlo a vuoto" di certo non ci aiuta in questo. Però è abbastanza facile da applicare e abbastanza veloce.
  • La forza di impatto diminuisce quanto più io mi avvicino alla sorgente del movimento.
Se non è possibile schivare o "entrare" nella guardia, ci ritroviamo fermi a far fronte ad una bordata che arriva dall'esterno. E' la situazione meno auspicabile, ma purtroppo quella che si presenta più frequentemente in una situazione di combattimento libero. Se non sono riuscito ad "entrare" nella sua guardia, non riesco a schivare, che posso fare per evitare che quel maledetto cartone atterri sulla mia faccia? Facile, mi devo "coprire". Come? Dipende dal tipo di gancio e dalla distanza dalla quale è tirato. Una cosa però deve essere chiara: la forza di un gancio tirato bene è talmente forte che una manina messa lì viene sicuramente trascinata. Se il gancio è basso, si può al limite utilizzare una copertura con l'avambraccio ed il gomito. Non è il massimo, ma funziona. Il problema sussiste se il bersaglio è l testa. Lì la chiusura puglistica con la mano a protezione del viso, in assenza di guantone, è assolutamente insufficiente, così come lo sarebbe un singolo Tan Sau se non supportato da un footwork appropriato per togliersi da quel posto maledetto su cui sta atterrando il gancio. Che fare allora? Creare innanzitutto una struttura forte per assorbire l'impatto. Per far questo, la prima cosa che deve cambiare è il riferimento della linea centrale. 

Normalmente la linea centrale unisce l'asse del mio corpo all'asse del corpo del mio avversario. Ora deve cambiare: Il riferimento della linea centrale deve spostarsi dal suo asse centrale alla sua spalla. Questo accorgimento ci consente di "assorbire meglio" l'impatto che sta per avvenire irrobustendo la srtuttura per sopportare una pressione esterna. E' un rischio, certo. In questo modo, stiamo offrendo una parte del nostro fianco all'avversario, ma è un rischio calcolato:
  1. Fronteggiare la spalla determina una rotazione minima rispetto alla centrale originale. Quindi se sta fintando, possiamo recuperare senza troppe difficoltà;
  2. Il massimo della forza ora è esterno alla linea. E' quello il pericolo maggiore. Non possiamo quindi andare per il sottile. Tra l'altro, fino a che il gancio non ha esaurito la sua corsa, non può tirare un nuovo "vero" attacco.
La seconda cosa da fare è fermare l'attacco in modo sicuro, possibilmente facendogli male.
"In modo sicuro" significa che molto difficilmente deve superare il mio blocco. Certo, perchè l'unica chance rimasta è bloccare il gancio. Qui ci sono 2 metodi in base alla distanza dalla quale parte l'attacco:
  1. Distanza lunga: abbiamo la possibilità di vedere l'attacco per bene e muovere entrambe le mani. Entrambe perchè una sola non è in grado di sopportare la pressione di un gancio "staccatesta". Serve quindi un rinforzo. Ma come? Una mano va vicino al pugno per prendere il controllo della parte terminale dell'attacco, ma la parte più importante la svolge la mano che va dalle parti del bicipite e che svolge 2 funzioni: A) Blocca l'attacco con più facilità perchè trovandosi vicino alla spalla deve sopportare meno forza; B) Colpisce il bicipite e procura dolore. Importantissimo!!! Bisogna cercare di creare una "copertura dolorosa" perchè dobbiamo compensare il fatto che 2 mani sono andate a fermare un braccio fuori dalla linea centrale. Per necessità son dovuto andare contro i principi dello stile e mi serve una "valvola di sicurezza". Se gli faccio male, mi guadagnerò quella frazione di secondo necessaria a ricomporre la struttura corretta.
  2. Distanza ravvicinata: se il gancio parte da vicino, non ho il tempo per muovere entrambe le braccia. Il gancio arriverebbe sicuramente prima. Tra l'altro la posizione ravvicinata aumenta molto il rischio delle "2 mani su una" e mi espone ad un più facile contrattacco avversario. Devo quindi trovare una soluzione che impieghi un sol obraccio per coprirmi dalla "bordata". Come detto, una manina messa lì sulla traiettoria verrebbe travolta. Mi serve qualcosa di più solido: l'avambraccio ed il gomito. Mi vengono in aiuto 2 tecniche: A) Soang Jahng: la gomitata "all'indietro" con rotazione che si fa nella seconda forma; B) Hay Jahng: la gomitata ascendente. Entrambe funzionano egregiamente allo scopo. Soang Jahng si presta maggiormente ad un controllo del braccio avversario, che può essere bloccato sotto l'ascella, mentre Hay Jahng è più aggressivo e potrebbe creare la "copertura dolorosa" che tanto mi serve ora. E l'altra mano? L'altra mano è libera di attaccare, o controllare.
Quale soluzione è migliore? Nessuna. Tutte possono funzionare, tutte possono fallire. Il bello del combattimento è adottare la soluzione giusta nel momento giusto.

Vito Armenise

Gli 8 principi per calciare

Gli 8 principi per calciare non sono delle vere e proprie tecniche, ma piuttosto dei metodi per calciare. Questi sono:
 
Deng Gyeuk—Calcio che inchioda
Huen Gyeuk—Calcio circolare
Teo Gyeuk—Calcio saltato
Tiu Gyeuk—Calcio col collo del piede
Jut Gyeuk—Calcio che strattona
Soh Gyeuk—Spazzata
Dung Gyeuk—Calcio che solleva
Chai Gyeuk—Calcio che raschia

Deng Gyeuk—Calcio che inchioda
E’ il calcio tipico del Wing Chun. Si potrebbe definire anche “calcio spinto” (quello contrario al calcio frustato).
Huen Gyeuk—Calcio circolare
Il secondo principio dei calci ci insegna a colpire utilizzando un percorso circolare, partendo dall’esterno per giungere sulla linea centrale. Viene utilizzato principalmente quando ci troviamo in una situazione di svantaggio di linea centrale, e utilizziamo un attacco per mantenere sotto pressione l’avversario e contemporaneamente riacquistare il vantaggio di linea centrale.Un altro modo per utilizzare questo principio è muoversi sull’arco davanti all’avversario per togliersi dalla linea di maggiore pressione dell’attacco e calciare da una posizione angolata facendo un movimento ad arco.
Teo Gyeuk—Calcio saltato
Il calcio saltato è un calcio eseguito con un avvicinamento all’avversario o con uno “switch” di gambe. L’avvicinamento può essere un qualsiasi passo, non è detto che debba essere un vero e proprio salto.
Tiu Gyeuk—Calcio col collo del piede
Lo dice il nome stesso, questo calcio è tirato con il collo del piede. Viene utilizzato quando l’avversario è piegato o in tutte quelle situazioni in cui il calcio che inchioda non avrebbe lo stesso effetto di quello tirato di collo.Normalmente va in combinazione con altri principi: il circolare (Huen Gyeuk) o quello che solleva (Dung Gyeuk) sono i più usati.
Jut Gyeuk—Calcio che strattona
Come il Jut Sao, il Jut Gyeuk può essere utilizzato come attacco e come difesa.Come difesa viene utilizzato per “rompere” la struttura dell’avversario con un movimento a scatto. Come attacco viene spesso utilizzato per calciare un avversario a terra sfruttando la gravità.
Soh Gyeuk—Spazzata
Questo calcio non ha bisogno di lunghe spiegazioni. Lo si usa tutte le volte in cui si provoca uno squilibrio dell’avversario.
Dung Gyeuk—Calcio che solleva
Questo principio insegna a colpire utilizzando un movimento ascendente.
Chai Gyeuk—Calcio che raschia
Il Chai Gyeuk è di solito un calcio che ne segue un altro che è andato a segno.Si usa per raschiare nel vero senso della parola la tibia dell’avversario con il bordo della nostra scarpa o per eseguire il classico “pestone”.
Quasi tutti questi principi si possono combinare tra di loro per creare dei calci più “complessi”.

Vito Armenise

Programma di 4 giorni

Esempio di suddivisione dell'allenamento in cicli di 4 giornate

Giorno 1: Lavoro al sacco. In questa giornata ci si concentra sul lavoro al sacco pesante, alternando lavori di potenza, di velocità e di resistenza.

Giorno 2: lvoro con i guanti da passata. Si allenano le combinazioni, la coordinazione mano-gamba (in potenza) e i riflessi.

Giorno 3: Drills. Qualsiasi drill del Wing Chun, sia all'uomo di legno, sia con un partner.

Giorno 4: Sparring. Si lavorano 2 tipi di sparring: condizionato e libero.In quello condizionato si lavora su vari aspetti del sistema. Si può ad esempio lavorare sui drills in un contesto più "live", allenare una determinata distanza, determinati colpi, determinate strategie e così via. Lo sparring libero è utilizzato per ricreare il più possibile la "fase di stress" tipica del combattimento e serve sia come test del livello raggiunto, sia per costruire il proprio metodo di combattimento.

Ogni giornata di allenamento è composta da 4 fasi:
  1. Preparazione all'allenamento: rilassamento. Lo scopo è quello di "staccare" da quello che ci portiamo dietro nella giornata e, attraverso metodiche di meditazione, creare lo stato di "vuoto" (primo elemento di sviluppo interno nel Wing Chun CRCA);
  2. Riscaldamento. Circuit training leggero a corpo libero, salto con la corda, shadow boxing, stretching;
  3. Lavoro principale. In base alla giornata: sacco, guanti da passata, drills, sparring;
  4. Defaticamento. Pera veloce, palla tesa, stretching.Spesso, alla fase di defaticamento si aggiunge un circuito di addominali.
Vito Armenise

Il Boang Sau

Il Boang Sau è una delle tecniche più importanti del Wing Chun. Dà il nome ad un'intera "famiglia" di tecniche insieme al Tan Sau e al Fook Sau (gli altri 2 "veleni" del Wing Chun). E' presente già nella prima forma, dandone l'idea del suo uso. Le altre forme si preoccuperanno di fornire i vari tipi di bong e le relative applicazioni.
Una prima differenza con le altre tecniche: Il Boang è facilmente superabile. A differenza delle altre tecniche, che garantiscono una sicurezza sufficiente e quindi possono essere mantenute, il Boang una volta che ha assolto il suo compito deve trasformarsi in un'altra cosa, altrimenti mette in pericolo chi lo esegue.
Un motto del Wing Chun infatti recita: "Boang Sau Muck Ting Lau. Fon Sau Ying Gun Chau", ovvero: "Un bong non deve mai rimanere. Un movimento (frustato) deve immediatamente seguirlo".
Il Boang della Siu Leem Tau è all'altezza della spalla e l'angolo braccio/avambraccio è di 135°. Questo è l'angolo ideale della piramide di attacco e di difesa. Questo è l'angolo che genera l'angolo di taglio: una deflessione di 45° dell'attacco avversario o un'entrata sull'attacco avversario con un angolo di 45°. L'angolo di 135° vien fuori infatti facendo 180°-45°. I 180° sono intesi come la retta che unisce noi all'avversario, o più semplicemente il braccio teso. Se con il braccio teso, pieghiamo il gomito di 45°, ci ritroveremmo con l'angolo corretto.
All'inizio, le tecniche vengono poste all'allievo suddivise in "parate" ed "attacchi". Questo per pura semplificazione didattica.
Le parate di base che vengono insegnate al principiante sono:
  • Pock Sau
  • Jom Sau
  • Boang Sau
  • Fook Sau
Di ognuna di queste viene insegnata la tecnica e, soprattutto, il quando deve essere utilizzata. Tutte queste tecniche vengono eseguite senza che ci sia un precedente contatto tra le braccia. A vederlo è come in una qualsiasi altra arte marziale: uno tira un pugno, l'altro para. La domanda che sempre fa un principiante è: perché ci sono tante tecniche per fermare un pugno? La risposta che gli si può dare (e che lui già può capire e specialmente SPERIMENTARE) è che la parata dipende dalla posizione in cui è la nostra mano rispetto a quella dell'avversario. Al livello in cui è non può capire concetti come "Chi-Sao", "Pressione", "Sensibilità", "Attacco e difesa simultanei", ecc… Deve essere guidato per step, ognuno dei quali deve essere "sperimentato". 

Quindi, all'inizio si comprende l'utilità pratica della linea centrale, utilizzandola nel modo più semplice ed intuitivo. Il Boang come si colloca in questo? Si dice all'allievo che il Boang è utile quando la nostra mano si trova in una posizione più bassa rispetto a quella dell'avversario. A questo punto, il percorso più breve per posizionare la nostra piramide di difesa è quello diagonale verso l'alto. Il Boang infatti crea una struttura che fa scivolare l'attacco sopra la nostra testa, se ben posizionato. Proprio così, se ben posizionato. Perché non basta che la struttura propria della tecnica sia corretta per far si che sia efficace. Ci sono sempre 2 tipi di "strutture". La "propria" (che chiameremo anche: self structure) e quella "applicata". La "self structure" è studiata nelle forme a mani nude. Quella struttura "applicata" è studiata negli esercizi di coppia e all'uomo di legno. L'altezza del Boang è al livello della spalla nella "self structure" ma deve variare in base all'avversario quando viene applicato. Per capire qual è l'altezza giusta c'è un metodo molto semplice: bisogna fare in modo che il polso del Boang copra la gola del nostro avversario. Quando questo avviene, si è certi che l'attacco scivolerà sulla faccia superiore della nostra piramide di difesa passando sopra la nostra testa. Si creeranno quindi Boang bassi con le persone più basse di noi e Boang alti con le persone più alte di noi. L'altezza sarà sempre determinata dall'altezza del nostro avversario. Questo tipo di Boang NON CEDE. Si ferma quando il polso raggiunge la linea centrale. E' quello che noi chiamiamo " Boang yang".
 
Con l'avanzare dell'allievo nel Wing Chun, gli vengono spiegati altri concetti. Il primo di questi nella seconda forma è la teoria del reference] (o Wai Jee in cinese). Gli viene spiegato il concetto di Yin e Yang nell'esecuzione delle tecniche e quali sono Yang e quali Yin. Per brevità dirò qui che le tecniche Yang sono quelle che per "natura" sono attive e donano energia all'avversario. Tutte le tecniche Yang partono dalla nostra spalla (per semplificare) e terminano sulla linea centrale. Tutti gli attacchi ad esempio sono YANG. Le tecniche Yin sono quelle passive, che ricevono l'energia dall'avversario. Un Tan, ad esempio è una tecnica Yin. A questo punto si passa dal dividere le tecniche in "attacchi e parate" al dividerle in "Yang e Yin" in base alla loro natura.
Ora l'allievo è in grado di comprendere questo concetto. Più avanti, aumentando la sua conoscenza dello stile, gli verrà detto che il confine non è così netto. Che le tecniche Yin si possono trasformare in Yang (e viceversa), che esistono tecniche Yin che sono generate da energia Yang (e viceversa) fino a che anche il concetto di divisione Yin e Yang perderà di valore e rimarrà la natura ultima della tecnica in assoluta libertà. Con l'introduzione delle tecniche Yin e della Chum Kiu, gli viene insegnato che le tecniche Yin sono in qualche modo superiori alle tecniche Yang, perché permettono di generare potenza in base a quella che ci viene donata dall'avversario, di ritorcerla contro di lui, e di utilizzare l'attacco e la difesa simultanei con entrambe le braccia. Ritornando al Boang, all'inizio l'allievo vede un Boang Yang, più tardi scopre un altro tipo di Boang: quello Yin. Il Boang Yin, a differenza di quello Yang, prende l'energia che gli dona l'avversario. Il Boang Yin ha bisogno del contatto con il braccio avversario per generarsi (anche se pure qui ci sono delle eccezioni).
Il Boang Yin, da noi è chiamato anche Dai Boang (Boang basso), perché mai e poi mai può superare l'altezza della spalla. I 2 tipi di Boang appaiono per la prima volta in modo evidente nella Chum Kiu. Il Boang Yang lo so trova nella sequenza: Lan - giro/Boang. In questo caso infatti il Boang prende l'energia Yang (dalla nostra spalla fino alla linea centrale) e si ferma sulla linea centrale, senza superarla. Il Boang Yin lo si trova più avanti quando si esegue la sequenza: doppio Dai Boang - doppio Tan. Si nota anche la differenza di struttura delle 2 tecniche: il Boang Yang ha un angolo braccio/avambraccio ottuso (maggiore di 90°) e tale rimane anche dopo il contatto. Il Boang Yin ha un angolo braccio/avambraccio acuto (inferiore a 90°) determinato dalla pressione dell'avversario.
I fraintendimenti che si generano tra il mio lineage e gli altri (in testa quello di Leung Ting) sono determinati dal fatto che nel Lineage LT non esiste un Boang Yang, ma esclusivamente Yin. Ecco perché il Boang è utilizzato con la rotazione passiva, ha bisogno del contatto con l'avversario e non supera mai l'altezza della spalla. E' chiaro che volendo tentare un Boang Yang seguendo i principi del Boang Yin ne vien fuori una schifezza che non funziona. Non è mio interesse determinare la superiorità di un tipo sull'altro. E' mia opinione che ogni tecnica ha la sua utilità nel suo giusto contesto.

Applicazioni pratiche
Boang Yang:
Ho detto che il Boang Yang è il primo che viene insegnato e viene utilizzato contro attacchi rettilinei (modello jab-cross) diretti verso la testa. Il 99% delle volte basta a deflettere efficacemente l'attacco. Se invece l'attacco ha talmente tanta energia che il Boang Yang non riesce a deflettere, il Boang Yang si trasforma in Boang Yin. Il Boang Yin viene utilizzato ogni volta che l'energia avversaria è superiore alla nostra e quindi, dopo aver preso contatto con noi, il braccio avversario comincia a schiacciare il nostro.
Esiste una piccola eccezione alla regola del contatto iniziale, ma la situazione è talmente rara che in questo momento possiamo trascurarla.
Fin qui le applicazioni classiche del Boang. Ce ne sono alcune però che vanno oltre i concetti fin qui esposti e che trasformano la "parata" Boang in un attacco.
Il Boang Yang come attacco:
Ogni tecnica del Wing Chun può diventare un attacco e ogni attacco può diventare un pugno. Il Boang non fa eccezione.
Gli "attacchi filtranti":
Nel Wing Chun esistono i cosiddetti "attacchi filtranti" (Tau Lau). Infatti c'è un motto che recita: "Tai Foang Tau Lau Moh Ying Poh Joong" - "Attento agli attacchi a sorpresa, a quelli filtranti e a quelli invisibili che rompono il centro". Gli attacchi filtranti sono quelli che superano anche la struttura avversaria corretta. Non c'è bisogno di un errore. Anche se la struttura della tecnica è corretta, tramite gli "attacchi filtranti" è possibile superare la guardia avversaria "infiltrandosi" appunto nella sua struttura (come l'acqua si infiltra nelle crepe). Un esempio è questo:
  • A e B sono uno difronte all'altro;
  • A tira un pugno diretto;
  • B utilizza il Boang per fermare il pugno di A;
  • A trasforma il suo pugno in un Boang posto sopra quello di B utilizzando il principio di "un Boang per battere il Boang". A mantiene sempre la stessa pressione durante questo movimento per non permettere a B di sfruttare il cambio di pressione. Alla fine del movimento il pugno di A ha superato il Boang di B e può infiltrarsi con un pugno basso tra il Boang e il Wu di B. Non è facile da spiegare, lo so, ma gli attacchi filtranti sono quelli che fanno rimanere più sorpresi quando li subiamo…
Rottura del collo:
Nella Chum Kiu, il primo Boang è utilizzato facendo una rotazione (Lan - giro/Boang) e terminando in Wu/Boang Sau. Un'applicazione di questo movimento è la rottura del collo. La mano del Wu Sau passa sotto l'ascella, afferra la scapola e tira verso di noi. Contemporaneamente il Bong, posto sul mento, spinge in avanti ed in basso, verso il Wu Sau. La testa ruota, si inclina e il collo si rompe.
Il Boang Yin come attacco:
In 2 modi il Boang Yin può essere utilizzato per attaccare: come colpo per rompere il gomito; come chiave articolare al gomito. Colpo per rompere il gomito: Immaginiamo di fare un Lop Sau e di riuscire a portare fuori equilibrio l'avversario facendo stendere il suo braccio. Con l'altro braccio (a forma di Dai Boang) si può colpire il gomito con l'avambraccio del nostro Boang. Chiave articolare: questa è un po' difficile da spiegare a parole. La si applica quando il braccio avversario e steso e posto tra il nostro braccio e il nostro fianco. A questo punto si può effettuare una chiave articolare al gomito con il nostro braccio che ha la forma di un Dai Boang. Il braccio avversario risulta così bloccato tra il nostro fianco (con il polso) e il nostro Boang.

Vito Armenise

L'anello di rattan: Jook Wan

L’anello di rattan (Jook Wan) è uno strumento molto apprezzato e utilizzato nel CRCA Wing Chun.
Le sue dimensioni tipiche variano da 25cm a 28 cm di diametro interno e da 30cm a 33cm di diametro esterno e devono essere adatte al braccio del praticante che dovrà usarlo.
I benefici risultanti dall’uso dell’anello riguardano 3 aspetti distinti:
  1. La “struttura” del praticante;
  2. La coordinazione delle braccia;
  3. Lo sviluppo e l’allenamento di “energie” tipiche del Wing Chun.
La “struttura” del praticante
Nel Wing Chun le braccia hanno un proprio ruolo e una propria posizione in base alla tecnica o alla struttura che si sta utilizzando.
Capita spesso che quando si mostra ad un principiante la posizione delle braccia per allenare alcune tecniche a vuoto, questo non riesca a mantenere il corretto allineamento strutturale. Le braccia sono troppo in alto, troppo in basso, troppo strette, troppo larghe.
Facendo imbracciare il Jook Wan, le braccia sono "costrette" a mantenere il corretto allineamento strutturale. Ad esempio, se i gomiti sono troppo stretti o le mani troppo vicine, il Jook Wan cade. Facciamo qualche esempio.
La coordinazione delle braccia
Una delle caratteristiche del Wing Chun è l’utilizzo contemporaneo delle braccia. Le braccia però non si muovono insieme, in modo coordinato, solo quando si applicano le tecniche “doppie”. Anche le tecniche singole in qualche modo richiedono l’utilizzo contemporaneo delle braccia. Un principiante tenderà, ad esempio, a muovere il braccio avanzato lasciando immobile quello di guardia. In questo modo però, si viene a creare una distanza troppo grande tra le due braccia, rendendo problematica una eventuale difesa. L’uso del Jook Wan forza le braccia ad avanzare ed indietreggiare contemporaneamente, abituando il praticante a far avanzare la mano di guardia ogni volta che la mano avanzata “perde” la sua posizione. Sempre per i principianti, una cosa di difficile assimilazione è che le braccia, muovendosi insieme, devono portarsi dietro una struttura corretta.
Lo sviluppo e l’allenamento di “energie” tipiche del Wing Chun
Un motto del Wing Chun recita: “Yuen Jick Syeung Choy”, che più o meno significa che in ogni movimento c'è una componente rettilinea ed una circolare. Alcuni sono convinti che il Wing Chun usi esclusivamente movimenti rettilinei. Questo non è del tutto vero. La componente circolare c'è quasi sempre. Una delle “energie” sviluppate nel Wing Chun è "Gan Jeep Ging" - Energia che connette. Connette cosa? Una tecnica alla successiva. E' noto a tutti che una prerogativa del praticante del Wing Chun è quella di riuscire a passare da una tecnica ad un'altra in modo fluido, armonico e nel minor tempo possibile. Beh, per poter concatenare 2 movimenti, specialmente se rettilinei, è utile aggiungere una componente circolare. Immaginiamo di dover tirare 2 pugni diretti con lo stesso braccio. Se si utilizzasse esclusivamente il movimento rettilineo si dovrebbe arrivare ogni volta a fine corsa, fermare il braccio e riaccelerare da fermo. Se invece si utilizza un movimento circolare per concatenare il primo pugno al secondo, non si ha bisogno di fermarsi, la concatenazione è più fluida e si può usare il movimento circolare come base di accelerazione a cui agganciare l'accelerazione del secondo pugno. Il movimento circolare è talmente importante che è studiata come “energia”. Si chiama “Juen Ging” – Energia circolare, appunto. A volte è usata da sola, altre volte in combinazione con altre “energie, come ad esempio quando una componente circolare viene aggiunta ad un movimento rettilineo per potenziarlo.
Conclusioni 
Come si è visto, svariati sono gli utilizzi del Jook Wan. Di certo non è uno degli strumenti indispensabili per l’apprendimento del Wing Chun, ma se ben usato porta grandi miglioramenti alla struttura, alla coordinazione e all’uso dell’energia “circolare” in breve tempo.

Vito Armenise

Cosa è il Wing Chun?

Come per tante forme di arte non credo esista una vera propria risposta alla domanda: "Che cos'è il Wing Chun?"

In merito si potrebbe citare il pensiero di Louis Armstrong: “Se devi chiedere cos’è il jazz… non lo saprai mai”.

Quando nel quotidiano, un esterno alla disciplina (specialmente se estraneo al mondo delle arti marziali) si avvicina ad un praticante con questa domanda, le risposte che si sentono più spesso cadono nella banale formula sportiva/esteriore: "un'arte marziale, uno stile di Kung Fu cinese"... e non di rado, chi risponde potrebbe sentir controbattere ..."Ah, si, come il Karate!"

In realtà non credo vada bene neanche una definizione enciclopedica, dato che non chiarirebbe comunque le idee alla massa: non serve a molto spiegare le caratteristiche di uno stile di Kung-Fu, o la sua origine, se a monte non si ha chiaro per primo il concetto di Kung-Fu (o Gong-Fu / Gung-Fu che trascrivere si voglia).

Ho assistito a diverse persone che rispondevano alla "domanda" ed ho notato che il quesito potrebbe essere trasposto come fosse un Koan: si possono trovare novizi che risponderebbero: "è Kung Fu!" ed esperti che sarebbero quasi ostacolati dal livello di consapevolezza e non riuscirebbero a rispondere, seppure, come tanti grandi maestri semplicemente risponderebbero: "è Kung-Fu!".

Personalmente, la risposta che mi piace maggiormente è: "uno strumento" ma non credo sia opportuno scrivere delle righe qui, adesso, per riportare tutto ciò che può essere il Wing Chun. Di conseguenza, probabilmente sarebbe meglio chiarire cosa NON è il Wing Chun, per evitare che possa essere scelto come "strumento sbagliato" per il lavoro che si vuol portare a termine:
  • Non è picchiarsi su un ring (sebbene a volte lo si possa vedere su ring);
  • Non nasce come percorso fisico (praticato per scopi estetici è uno spreco di tempo);
  • Non è il sistema definitivo per la difesa personale (sebbene possa essere fondamentale per difendersi);
  • Non è la verità unica ed assoluta (come percorso può accrescere tante qualità fino a diventare quasi uno stile di vita ma non si pone come presupposto esistenziale).
Per scoprire cosa è il Wing Chun, rimanderei ognuno ad una personale (seppur breve) "ricerca" (virgolettato perchè non bastano letture e teorie, servono almeno un po' di sudore e pratica), potrebbero venirne fuori infinite possibilità… o giusto una "piccola idea".

Vincenzo De Virgilio

La "strategia progressiva"

Spesso gli insegnanti si sentono rivolgere domande del tipo: "Cosa prevede il Wing Chun contro questa o quest'altra tecnica?". A queste domande spesso viene data un'unica risposta, probabilmente dettata dallo "scenario" presentato dall'allievo e dall'esperienza dell'insegnante.

Fin qui nulla di male, se non fosse che la risposta data ad una domanda specifica, in un contesto/scenario preciso, diventa con il tempo LA risposta a quella particolare tecnica. Qui nasce il problema: si crea una "anti-tecnica". Da quel momento in poi, si cercherà di far funzionare questa "anti" tutte le volte che si presenta la tecnica da parte dell'avversario. Però dato che le varianti in combattimento sono tantissime, questa unica soluzione la maggior parte delle volte non funziona.

Cosa fare allora? Per prima cosa seguire la strategia del Wing Chun. Il sistema non ha mai contemplato "tecniche pure" nelle sue teorie sul combattimento. Anzi, la prima cosa che è stata fatta è creare un'astrazione delle tecniche, dei modelli su cui costruire delle strategie. Un modello racchiude una serie più o meno ampia di tecniche che hanno caratteristiche comuni. Studiare quindi una strategia per un modello, significa studiare una strategia valida per più tecniche. Altra cosa importante: Il Wing Chun non ha mai una sola risposta. In base allo scenario che si presenta, o che varia, il praticante di Wing Chun si adatta e cambia strategia, come recita il motto:"Essere all'erta e adattarsi alle situazioni, permette il massimo risultato con il minimo sforzo".

Per farsi un'idea di come si possa rispondere ad qualsiasi un attacco avversario utilizzando un modello al posto di una vera e propria tecnica, si può prendere in considerazione il seguente, che io ho chiamato "strategia progressiva". Analizza una serie di "risposte strategiche", ad un qualsiasi tipo di attacco avversario, in una progressione che va dalla risposta "migliore" a quella "peggiore". Quale di queste strategie verrà usata in combattimento dipende da una serie di fattori che dipendono in egual misura da noi e dal nostro avversario.

Ecco quindi il modello espresso in passi progressivi:
  1. Fare in modo che l'avversario non sia in grado di portare il colpo; 2. Se il colpo parte, introdurre un "disturbo";
  2. Se non è stato possibile introdurre il "disturbo", cercare di evitarlo (schivarlo);
  3. Se non è possibile evitarlo (schivarlo), bloccarlo;
  4. Se non è possibile bloccarlo, fare in modo, per quanto è possibile, che l'attacco impatti lì dove siamo condizionati in modo da aumentare le possibilità di incassarlo con meno danni possibile.
Una volta acquisito il modello, lo si può applicare ad una qualsiasi tecnica.

Un esempio pratico: L'avversario tira un low kick...

1) Fare in modo che l'avversario non sia in grado di portare il colpo Come faccio a non fare in modo che parta un low kick? il Wing Chun, che ama il contatto con l'avversario, ci consiglia di stargli addosso e pressarlo. Pressarlo sì, perchè il semplice contatto non serve a nulla! Bisogna pressare l'avversario sia sopra, sia sotto, in modo che lui sia in una situazione di precario equilibrio e costantemente in difesa.

...Però, lui riesce a divincolarsi e mi "spara" il low kick...

2) Se il colpo parte, introdurre un "disturbo" Il "disturbo" è una qualsiasi azione che abbia come risultato la vanificazione dell'attacco e, possibilmente, il raggiungimento di una posizione di vantaggio "strutturale" sull'avversario.

Ce ne sono diversi:
  • Chiusura della distanza, entrata nella guardia;
  • Colpo di arresto. Colpisco l'avversario d'incontro;
  • Trapping con controllo/distruzione del suo equilibrio.

...Ho perso il tempo del disturbo...
 
3) Se non è stato possibile introdurre il "disturbo", cercare di evitarlo (schivarlo) Anche se è vero che nel Wing Chun vige la regola che avere il contatto con l'avversario è vantaggioso e "migliora la situazione", questo non vuol dire che il contatto deve essere con la sua "bordata". Ci sono volte in cui è meglio evitare il contatto iniziale e magari rientrare in un secondo momento.

Il low kick ne è un buon esempio. Va bene quindi:
  • Un uscita laterale;
  • Arretramento;
  • Spostamento indietro della gamba "bersaglio".

...E se rimango lì come un salame? 

4) Se non è possibile evitarlo (schivarlo), bloccarlo Qui cominciano le dolenti note. E' arrivato il momento di prendere contatto con l'attacco in modo violento sui nostri arti, che si spera siano sufficientemente condizionati da sopportare l'impatto. Dato che le strategie precedenti non hanno avuto successo, questo blocco con gli arti è l'ultimo baluardo della difesa prima del bersaglio.

La speranza è che comunque non ci si ritrovi a fare il blocco veramente da fermi e che qualcosa delle strategie su menzionate sia stato eseguito: un minimo di disturbo, un minimo di spostamento... Qualsiasi cosa che ci consenta di non stare lì ad impattare con il massimo della potenza del colpo.

...Accidenti, è un campione!

5) Se non è possibile bloccarlo, fare in modo, per quanto è possibile, che l'attacco impatti lì dove siamo condizionati in modo da aumentare le possibilità di incassarlo con meno danni possibile Per quanto possiamo sforzarci, ci saranno sempre attacchi che non saremo riusciti a fermare in alcun modo. Il condizionamento di alcune parti del corpo che sono in grado più di altre di assorbire colpi e l'allenamento maniacale a proteggere in tutti i modi i punti più sensibili, ci può fornire l'ultima ancora di salvezza in un momento tanto delicato. Nel caso specifico del low kick, il condizionamento ovviamente riguarda la coscia che deve essere allenata a sopportare bordate, in modo da non crollare al primo calcio.

Ps. Un'ultima osservazione: anche se l'ordine che ho dato alle strategie e quello che io ritengo migliore, nell'addestramento è bene seguire il senso inverso.

Il migliore è anche il più difficile e quindi quello che più raramente va a buon fine. Quindi in addestramento è bene partire dall'evento più probabile e tecnicamente peggiore per poi arrivare a quello meno probabile, ma tecnicamente superiore.
Vito Armenise

Metodiche di sparring

Lo sparring non è un combattimento. E’ l’anello di collegamento tra i drill e il combattimento (test libero).

Non si può passare dallo studio dei drill, collaborativi e prevedibili, all'applicazione libera con un avversario assolutamente non collaborativo. Ci si ritrova sempre in un elemento che non si conosce, arrivano i colpi (e forti) e per paura di prenderne troppi si cerca di fare il meglio che si può: cioè tirare colpi scomposti cercando semplicemente di darne di più dell’avversario.

Al test libero si deve arrivare per gradi. Bisogna man mano allenarsi in drill meno collaborativi, in cui non si allena più la tecnica in sè, ma la sua applicazione in termini di distanza, timing applicato all'avversario e stress.

Lo sparring diventa quindi non più un test, un combattimento, ma uno studio vero e proprio in cui si familiarizza sempre di più con un avversario vero. Essendo uno studio, lo stress è controllato e tarato, di volta in volta, sulla singola sessione. C'è quindi la possibilità di allenare anche altre "tecniche" e strategie del sistema che non siano i pugni a catena, i ganci smanacciati e l'entrata "da toro" per chiudere per forza la distanza.

Le sessioni di studio dello sparring hanno come scopo imparare a gestire l'avversario e lo stress del combattimento. In questo modo il praticante impara a liberarsi dei drill e ad applicarli in un contesto più libero. Ci sono differenti tipi di sparring ed in base a questi si determinano anche le protezioni da indossare.

Lo sparring può essere condizionato (situational sparring) o libero (all out sparring).

In quello condizionato si pongono delle regole iniziali a cui i due atleti devono attenersi. Si possono allenare, in una condizione da laboratorio, strategie, distanze e tecniche. Nello sparring libero è possibile utilizzare l'intero bagaglio tecnico-strategico.

Lo sparring condizionato si divide in: live drill, distanze, strategie.

I fattori comuni a tutti i gruppi sono:
  • La velocità e la pesantezza dei colpi è predeterminata e le protezioni sono calibrate su di loro;
  • L'avversario non è mai collaborativo, nel senso che anche nello sparring regolamentato fa di tutto per non subire la tecnica. 

Le protezioni dipendono dalla tipologia di sparring che si vuole allenare. Le classiche sono: paratibie, conchiglia e paradenti. Le protezioni delle mani possono invece variare:
  • Guantini mma;
  • Guantini a dita aperte ma con protezione extra delle nocche;
  • Guantoni da 10 once.

Se lo sparring è particolarmente intenso, si aggiunge il caschetto. Guardiamo ora in dettaglio i gruppi dello sparring condizionato.

Live drill  Studiando il Wing Chun si apprenderanno una serie di drill. Ogni drill, dal più semplice al più complesso, può essere applicato in un contesto "live" con un avversario che non collabora più alla sua buona riuscita.

Fase pre-drill
In questa fase il praticante prende confidenza con gli attacchi e le difese semplici. Per difese semplici intendo coperture e schivate. A questo livello, lo sparring è singolo attacco (di braccia o gamba) e difesa semplice in copertura o schivata. Questa sarà la base su cui tutto il resto verrà innestato.

Un esempio di Drill: Straight punch drill (esercizio dei pugni diretti)
Scopo: Intercettare i pugni diretti dell'avversario con tecniche Yang (pock, jom, gum, etc.). Allenamento base del trapping. Fotwork applicato: nel drill base solo Choh Ma (rotazione). Cosa accade alla linea centrale: Non varia. Il vantaggio di linea centrale viene acquisito attraverso la tecnica Yang.
  • Azioni del partner A: Esegue pugni continui diretti, con rotazione.
  • Azioni del partner B: Esegue tecniche Yang con rotazione per intercettare (e deflettere) i pugni avversari.

Esecuzione "live" (A)
I due praticanti sono in guardia libera e a distanza. Il footwork è libero. I pugni sono portati a bersaglio.
  • Azioni del partner A: Chiude la distanza ed esegue uno o più pugni diretti.
  • Azioni del partner B: Cerca di applicare il drill il maggior numero delle volte possibile. Se non riesce ad applicare il drill, può rifugiarsi nelle difese base (schivate e coperture).

Esecuzione "live" (B)
I due praticanti sono in guardia libera e a distanza. Il footwork è libero. I pugni sono portati a bersaglio.
  • Azioni del partner A: Chiude la distanza ed esegue uno o più pugni di qualsiasi genere. Per chi è più avanti con la pratica èpossibile inserire anche le tecniche di gamba.
  • Azioni del partner B: Attacca liberamente ed in fase difensiva cerca di applicare il drill il maggior numero delle volte possibile. Se non riesce ad applicare il drill, o per le tecniche diverse dai pugni diretti, può usare le difese base (schivate e coperture)

Questa struttura di allenamento si può applicare a qualsiasi drill.

Allenamento delle distanze Qui cominciamo a separarci dal concetto "drill", per allenare uno scenario prestabilito. Per farlo i praticanti potranno utilizzare tutti i drill di loro conoscenza.
Per allenamento delle distanze intendo sessioni dedicate e fissate ad una distanza specifica.Quindi ci saranno sessioni di calci, di pugni e di chee sau. Questo serve a far comprendere al praticante che cosa succede ad una particolare distanza. Quali sono i punti forti e quali quelli deboli.In questa fase è contemplato e allenato il chee sau libero.

Allenamento delle strategie Qui si mettono insieme e si raccolgono i frutti dei due lavori precedenti. Si danno dei ruoli ai praticanti e si cerca di mettere in atto una strategia contro qualcuno che fa di tutto per non farsela applicare.
Alcuni esempi:
  • Allenamento di distanze: inteso qui come cercare di acquisire una determinata distanza contro qualcuno che non collabora (es. chiudere su qualcuno che vuole mantenerla lunga)
  • Cercare di applicare il trapping;
  • Cercare di pressare l'avversario ed arrivare ad utilizzare il chee sau;
  • Etc.
Vito Armenise